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Gli amici di Michel Houellebecq Questo sito è dedicato a Michel Houellebecq. I suoi scritti e la sua vita hanno illuminato la mia.Michelle Levy Biografia Nasce il 26 febbraio 1958 a La Réunion. Suo padre, guida alpina, e sua madre, medico anestesista, si disinteressano presto della sua esistenza. Una sorellastra nasce quattro anni dopo di lui. A sei anni, viene affidato alla nonna paterna.,che è comunista e della quale ha preso il cognome come pseudonimo. Vive a Dicy (Yonne), poi a Crécy-la-Chapelle. Per sette anni è interno al liceo di Meaux. Segue i corsi di preparazione intensiva ai concorsi per le migliori università. Sua nonna muore nel 1978. Nel 1980 ottiene la laurea in agraria e sposa la sorella di un suo collega. Comincia allora per lui un periodo di disoccupazione. Nel 1981 nasce suo figlio Etienne. Divorzia. Una depressione lo conduce spesso in clinica psichiatrica. La sua carriera letteraria comincia a vent’anni, frequenta circoli di poeti. Nel 1985, incontra Michel Bulteau, direttore de la Nouvelle Revue de Paris, che, per primo, pubblica le sue poesie. E’ l’inizio di una solida amicizia. Quest’ultimo gli propone di partecipare alla collettiva degli Infrequentabili che ha creato per le edizioni del Rocher. E pubblica così nel 1991: Lovecraft, contre le monde, contre la vie. Entra all’Assemblea Nazionale come segretario amministrativo. Nel 1994, Maurice Nadeau pubblica Estensione del dominio della lotta, il suo primo romanzo, attualmente tradotto in più lingue, che lo fa conoscere a un pubblico più ampio, un romanzo cupo, disincantato, ma al tempo stesso pieno di ironia.
Collabora con numerose riviste (L’Atelier du roman, Perpendiculaires, da cui viene in seguito mandato via, Les Inrockuptibles ). Dal 1996, Michel Houellebecq pubblica per Flammarion e Raphaël Sorin diventa il suo editore. Nella primavera 2000 ha pubblicato un album in cui le sue poesie, registrate da lui stesso, sono musicate da Bertrand Burgalat. Attualmente abita in Irlanda, vicino Cork,e sta scrivendo il suo terzo romanzo. Esce ancora un libro su Lanzarote – fotografie e testo, in ottobre 2000. Il mondo de Michel Houellebecq Jimi Hendrix, Neil Young, Schubert, Françoise Hardy, Leonard Cohen, Brian Wilson e The Beach Boys, David Crosby. Rhum-ginger, sigarette e Monoprix. ![]() Le sue fonti d’ispirazione Baudelaire, Le Meilleur des mondes et île d'Aldous Huxley, American psycho de Brett Easton Ellis, Kant, Auguste Comte, La Montagne magique de Thomas Mann, The Book of Kells e... Pif le chien.Letture che ama Eugene Ionesco Bret Easton Ellis Emmanuel Carrère Yves Bichet Lydie Salvayre Philippe Vilain Molly Keane Bruno Gibert ...e qualche riferimento sulla fisica quantistica : Le particelle elementari (Bompiani) Michel Houellebecq: reazioni emotive e talento letterario Ha scritto in Rester vivant, "la verità è scandalosa. Ma senza, non c'è nulla che abbia valore. Una visione onesta e ingenua del mondo è di per sé un capolavoro… Man mano che vi avvicinate alla verità, la vostra solitudine aumenta". Michel Houellebecq è una specie di profeta. Dotato della rara capacità di sentire il mondo con un livello di sensibilità incomparabile. E ha un talento che gli permette di trasmettere le sue percezioni. Ecco quello che alcuni accettano a fatica. Non vogliono che gli si dica il mondo per quello che è, né la sofferenza dell'uomo riportata alle sue dimensioni e realtà. Con animo rapace, con slanci lirici capaci di toccare il fondo dell'anima, ha saputo dar vita a personaggi in carne e ossa. Leggendolo per la prima volta sembra un autore meno preoccupato della ricerca della forma che della riflessione sullo stato delle cose. Dopo però non si può fare a meno di riprendere i suoi libri in mano e fermarsi su alcune pagine… E si capisce subito che opere e vita formano un tutto, si capisce che si mette in gioco e che ogni elemento evocato, anche nel saggio su Lovecraft, che ogni tema, viene sempre ripreso e approfondito nel libro seguente. E' coerente, non soltanto all'interno di ogni opera, ma nella sua produzione in divenire. Non si accontenta delle apparenze. Crea un universo e questo universo ha un senso. Questa associazione, questo sito, sono prima di tutto una risposta ai versi di Michel Houellebecq che ho letto, una notte disperata: "Se c'è qualcuno che mi ama, sulla Terra o tra le stelle, / Dovrebbe immediatamente darmi un segnale / Sento avvicinarsi il disastro" (La Ricerca della felicità). Altri suoi versi, altri libri m'hanno fatto avvicinare di più alla sua sensibilità e visione del mondo. Si dice sia solitario e misantropo, disperato e deprimente. Eppure, se ha toccato tanta gente al punto da spingerli a dirgli grazie, è perché questi libri hanno in sé una luminosa compassione, è perché egli è riuscito a dire con raro talento la sensazione di estraneità che noi abbiamo davanti a un mondo sempre meno vicino alle nostre aspirazioni. E' anche perché utilizza il suo strano senso dell'umorismo per farci sorridere nei momenti più cupi. I suoi libri sono al tempo stesso strazianti e dolci. Spesso i libri hanno un senso soltanto perché ci aiutano a vivere e capire. La grandezza di un'opera non si vede solo da quello che ha da dire sulla natura umana, ma anche dagli interrogativi che scatena. I suoi libri aprono dibattiti, processi, critiche, ma dappertutto c'è gente che ama chi li ha scritti. Questo sito è per gli amici, noti o sconosciuti, per i suoi lettori. Un libro può toccare i lettori in maniera differente e per delle ragioni diverse. L'insieme delle riflessioni può essere utile nell'arricchire un'opera e può essere utile all'autore. "Affondate il coltello negli argomenti di cui la gente non vuole sentire parlare. Il contrario del decoro. Insistete sulla malattia, l'angoscia, lo squallore. Parlate della morte e dell'oblio. Della gelosia, dell'indifferenza, della frustrazione, dell'assenza di amore. Siate abietti, e sarete veri". (Rester vivant) Perché migliaia di persone che sentono continuità nelle sue opere attendono impazienti il suo prossimo libro? Perché siamo così numerosi nello sperare che egli "reste vivant"? Insieme, cerchiamo una risposta. Michelle Levy Processo Il 17 settembre viene messo in accusa davanti al Tribunale di Parigi per incito all'odio raziale, da diverse organizzazioni musulmane, che alla fine perdono il processo. In aprile 2004, dopo un lungo periodo di ritiro in Spagne, annuncia un nuovo romanzo per il 2005, e anche un film di cui sarà il regista; nello stesso momento, cambia casa editrice per andare dalla Fayard. La possibilità di un isola - 29 settembre Libri / Incontro con Michel Houellebecq Giovedì 29 settembre 2005 ore 18:30 - Milano Michel Houellebecq non scrive per offrirci distrazione né per portarci conforto, ma per condividere con noi i risultati delle sue acuminate ricognizioni del presente. Questa volta la notizia è che il mondo degli uomini sta per finire. La possibilità di un'isola (Bompiani) è ambientato in un futuro popolato da una nuova stirpe di viventi, cloni di antichi originali umani che si sono conquistati l'immortalità attraverso la riproduzione tecnologica e asessuata di loro stessi. In questo scenario, Daniel 24 e Daniel 25, cloni dell'antico Daniel 1, trovano i diari del loro antenato, vissuto ai nostri giorni, e nelle pagine di quei diari trovano l'impietoso e sconsolato resoconto della decadenza e della fine di un mondo, il nostro. Il che, per l'autore di Piattaforma e Le particelle elementari, per il grande fotografo contemporaneo dell'infinita vanità del tutto, non è in alcun senso una cattiva notizia. Insieme all'Autore intervengono Enrico Ghezzi, Giulio Giorello e Emanuele Trevi. LINK Videochat con Michel Houellebecq Giovedì 29 settembre alle ore 15.00 - "Chi di voi merita la vita eterna?" Michel Houellebecq e Antonio Scurati in videochat, coordina Valeria Palumbo. video chat da Milano - Saremo tutti clonati, asessuati e talebani? Videochat in diretta con MICHEL HOUELLEBECQ Con la partecipazione di ANTONIO SCURATI vincitore del Premio Campiello 2005 con Il sopravvissuto conduce VALERIA PALUMBO Giovedì 29 settembre - ore 15 www.bompiani.rcslibri.it Michel Houellebecq LA POSSIBILITÀ DI UN'ISOLA (Bompiani) Chi, fra voi, merita la vita eterna? Chi è Daniel 24? E chi è Marie 23? Chi sono queste creature misteriose e imperturbabili che da una distanza di millenni contemplano la sparizione dellantica umanità, il suicidio collettivo che ha spalancato alluomo le porte dellimmortalità? Le gioie dellessere umano restano loro inconoscibili, i suoi dolori e desideri quasi impercettibili, le loro notti non vibrano più di terrore né di estasi, mentre attraversano unincessante reincarnazione in attesa dellavvento dei Futuri. Ma leggendo la vita di Daniel 1, comico di grande successo e dallambigua fama, tenero e spregiudicato, cinico e appassionato, il suo ultimo clone riscoprirà il fascino della sofferenza e della libertà, e il gusto della ribellione al sogno dellimmortalità degli Elehomiti. In fondo allabisso del nichilismo, ai protagonisti di questo romanzo sconvolgente verrà così rivelata lultima verità e speranza: l! amore, in cui tutto è facile, in cui tutto è dato nellattimo; esiste in mezzo al tempo la possibilità di unisola. In unaffascinante narrazione parallela, in un vertiginoso gioco di specchi alle frontiere della fantascienza e dellerotismo, Michel Houellebecq, lirico e dissacrante, solleva gli interrogativi più inquietanti sullidentità e il doppio, la clonazione e la vita eterna, la solitudine e lamore, regalandoci il suo capolavoro. NOTE BIOGRAFICHE Michel Houellebecq è nato nel 1958 e ha alle spalle una formazione scientifica. Negli ultimi anni si è affermato nel panorama letterario internazionale. Ha pubblicato nel 1991 uno scritto teorico, Rester vivant, nel 1998 lopera poetica La poursuite du bonheur e una raccolta di saggi, Interventions. Il primo testo di Houellebecq apparso in Italia è la poesia La fessura, in Panta n.18 Amore in versi. Bompiani ha pubblicato i romanzi Le particelle elementari (1999), Estensione del dominio della lotta (2000), Piattaforma (2001) Lanzarote (2002), la raccolta poetica Il senso della lotta (2000) e il saggio H.P. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita (2001). Tesi Chiara Farangola - Roma IL MONDO SENZA QUALITÀ. L’UNIVERSO ROMANZESCO DI MICHEL HOUELLEBECQ INTRODUZIONE p. 3 1. PANORAMA CULTURALE FRANCESE DOPO GLI ANNI ’70 p. 6 1.1. Il romanzo francese contemporaneo p. 11 2. I SAGGI: PRIME ESQUISSES DI UNA VISIONE TRAGICA p. 15 2.1. H.P. Lovecraft. Contre le monde, contre la vie p. 15 2.2. Rester vivant p. 21 2.3. Interventions p. 31 3. OSSESSIONI TEMATICHE p. 35 3.1. La “souffrance ordinaire” p. 35 3.2. Il liberismo sessuale p. 53 3.2.1 Sesso e frustrazione p. 57 3.3. Il sentimento della fine p. 66 3.4. Separazione e fusione p. 75 3.4.1 La donna e l’amore p. 76 3.4.2 Distopia e utopia p. 83 3.4.3 Il sentimento oceanico p. 99 4. TECNICHE DI COMPOSIZIONE p. 109 4.1. Il paratesto p. 111 4.2. La struttura ternaria p. 132 4.3. La voce narrativa p. 137 4.4. Il personaggio p. 156 5. LO STILE p. 172 5.1. Sintassi p. 173 5.2. Lessico p. 180 5.3. Retorica houellebecquiana p. 192 5.3.1 Humour p. 214 CONCLUSIONE p.225 BIBLIOGRAFIA p.232 ABBREVIAZIONI ED EDIZIONI IN NOTA EXT: Extension du domaine de la lutte, J’ai lu, Paris 2004 PÉ: Les particules élémentaires, J’ai lu, Paris 2004 PLA: Plateforme, J’ai lu, Paris 2004 PÎ: La possibilité d’une île, Fayard, Paris 2005 LOV: H.P. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita, Bompiani, Bergamo 2001 RV: Rester vivant, Librio, Paris 2003 INT: Interventions, Flammarion, Paris 2002 INTRODUZIONE “Je suis cynique, amer, je ne peux intéresser que des gens un peu enclins au doute, des gens qui commencent à être dans une ambiance de fin de partie” Michel Houellebecq L’esperienza artistica di Michel Houellebecq è un’esperienza totale che passa, con una certa disinvoltura, dalla poesia alla narrativa, dalla teoria letteraria al cinema, fino alla musica, in una continua quête e volontà di armonizzare forma e contenuto in un linguaggio proteiforme che possa esprimere la sua tragica, ma lucida visione del mondo. L’insistenza ossessiva su determinati temi attraverso una parola che si parafrasa e si autocita, in una incessante ricerca dell’espressione esatta, fa sì che l’intera opera letteraria houellebecquiana – poesia, narrativa e saggi – risulti come un’unica, coerente e multiforme riflessione che acquista senso proprio in questo in divenire e tornare su se stessa. Quella di Houellebecq è una visione della vita dura e desolante ed il suo pessimismo nasce da un disincanto definitivo, ma nostalgico: nei suoi romanzi ogni tentativo di risoluzione della sofferenza umana fallisce, trasformando la possibilità della felicità in chimera. L’etica romanzesca dell’autore potrebbe essere chiamata l’etica del «dito nella piaga», in quanto egli ricorda incessantemente all’uomo la sua indecenza e le sue brutture, scavando nella quotidianità più triviale, squallida e banale. Houellebecq non vuole proporre delle soluzioni con i suoi libri, la sua opera è, sempre e comunque, du côté du ratage et de l’échec: scrivere vuol dire descrivere ed egli lo fa attraverso il filtro dei suoi occhi e delle sue viscere. La sua ipersensibilità di depresso grida di dolore e sdegno di fronte ad una realtà triviale e ad un mondo percepito come disumano, nel quale l’involuzione della società a volte suscita un ghigno, altre un amaro sorriso o una feroce invettiva, ma per lo più una lacerante nostalgia, nostalgia di un’unità esistenziale che l’uomo contemporaneo ha perso nelle pieghe dell’uniformizzazione della società di massa e nella negazione materialista del trascendentale. La scelta di studiare un autore così controverso ed «antipatico» come Houellebecq risulta, prima di tutto, dall’effetto e dalla curiosità che la lettura di Extension du domaine de la lutte e di Rester vivant hanno suscitato in me un paio di anni fa; secondo poi, dall’intuizione che dietro alla provocazione, allo scandalo ed alla polemica vi fosse ben più che un fenomeno editoriale da rentrée littéraire. Il coraggio e la lucidità con i quali, ironicamente, Houellebecq evoca il malessere sessuale, esistenziale e spirituale dell’Occidente rivelano l’ambizione di un progetto che «vale la pena» studiare, grazie anche alla unicità dell’ampiezza del tableau rispetto al panorama letterario contemporaneo. La scelta dell’opera romanzesca, come oggetto di studio di questa tesi, nasce, invece, dall’evidenza di una continuità stilistica formale e tematica, fatta di riscrittura e variazione, di cambiamenti prospettici e approfondimenti ulteriori, e, quindi, dall’interesse di dare un senso a determinati scarti e corrispondenze nei quattro romanzi: Extension du domaine de la lutte (1994), Les particules élémentaires (1998), Plateforme (2001), La possibilité d’une île (2005). Sviscerare la materia costitutiva della scrittura romanzesca houellebecquiana, conoscerne i modi, le forme e l’immaginario e determinarne il senso, è stato l’obiettivo di questo studio. Vedremo come la Weltanschaung di Houellebecq si inscriva nella linea di un pensiero tragico che esprime la crisi profonda nelle relazioni tra gli uomini e il mondo sociale e cosmico. Il «mondo senza qualità» dell’opera houellebecquiana è un mondo definitivamente abbandonato da Dio, nel quale Dio non è solamente morto, ma non è nemmeno mai esistito. L’uomo che Houellebecq descrive è lacerato tra l’aspirazione all’infinito e la realtà della morte, è l’uomo che avendo elaborato lo spazio della scienza razionale, ha rinunciato al concetto stesso di Dio e perciò a qualsiasi norma veramente etica. Il problema centrale della coscienza tragica in Houellebecq diventa allora sapere se in questo spazio razionale sia ancora possibile reintegrare un’etica, dei valori morali sovraindividuali e, se sarà possibile, pensare di nuovo in termini di «comunità» e di «universo». Questa tesi si propone proprio di mettere in rilievo l’importanza, nella visione del mondo veicolata dai romanzi di Michel Houellebecq, dei ressorts esistenziale e spirituale, rispetto a quello socio-teorico già analizzato in altri studi. Inoltre, vedremo come questa metafisica houellebecquiana si nutra nell’intuizione poetica di un immaginario materiale di acqua e di luce e di come questi momenti intuitivi costituiscano la vera voce dell’autore, quella più intima e sofferta che si strugge nell’assenza dell’Amore. 1. PANORAMA CULTURALE FRANCESE DOPO GLI ANNI SETTANTA1 “Un basculement subtil et définitif s’était produit dans la société occidentale en 1974-1975, se dit Bruno” Michel Houellebecq A partire dalla metà degli anni settanta la Francia assiste alla fine di una antica configurazione culturale, caratterizzata da una profonda crisi ideologica dei miti della rivoluzione, del marxismo e della modernità. Così, in un grande movimento di dequalifica dei concetti che fino ad allora avevano strutturato l’universo culturale dal 1945, si produce un effetto di ritorno alla tradizione in campo artistico, e a una volontà d’intervento più pragmatico nel reale in ambito intellettuale. Con la fine delle ideologie è la fine delle avanguardie che si annuncia: la rottura, la discontinuità e il culto del nuovo perdono senso e forza contestataria. Violando tutti i tabù la negazione ha esaurito il suo potenziale creativo e si insinua entro le maglie di forme più tradizionali. Fenomeni come la mediatizzazione, il culto dell’immagine e lo sviluppo delle industrie culturali contaminano la valenza tradizionale della parola “cultura” fino a dissolverne il significato in un vasto insieme mediatico-culturale, dove i confini stabiliti tra arti minori e maggiori o tra cultura e industria culturale sono fortemente attenuati a favore di una più grande fluidità del campo culturale. L’impressione di usura di tutti i sistemi di comprensione del mondo fino a quel momento conosciuti segna anche la fine di quel modello di intellettuale engagé tipicamente francese definito alla Liberazione e incarnato da Sartre. Il discredito del marxismo coinvolge la svalorizzazione di tutto un pensiero di mobilitazione; la diffidenza per un qualsiasi impegno o attivismo politico è espressa in una serie di scritti di ex intellettuali di sinistra che criticano le vecchie illusioni e confessano l’attuale disincanto e senso di smarrimento2. La vita culturale e la figura dell’intellettuale vengono inglobate e banalizzate nel ciclo mediatico: la qualità della produzione è subordinata alla sua diffusione e vendibilità, il sapere dell’intellettuale alla specializzazione dell’esperto. Questa ricomposizione del pensiero francese apre la via al pensiero liberale e a un inatteso ritorno, quello del Sujet, proclamato morto dall’anti-umanismo degli anni sessanta. Il liberalismo, da sempre esistente, era stato tenuto ai margini da una vita intellettuale piuttosto attirata dagli estremi, ora criticati; con la messa in discussione dei totalitarismi ideologici e politici, siano essi di destra o di sinistra, si anticipa la grande svolta liberale in ambito economico. Il ritorno del Sujet attraversa tutte le discipline: dalla letteratura alla critica letteraria, fino alla storia. Questo ritorno intempestivo di un «io», che si credeva finito, è concepibile nell’ottica di quel ripiegamento sulla sfera privata e di quel trionfo dell’individualismo contemporaneo descritto nell’Ère du vide (1983) di Gilles Lipovetsky che sembra caratterizzare la recente evoluzione sociale. Un «io» che non è una coscienza trasparente e ideale, ma che resta segnato dal ricordo del soupçon sarrautiano, un «io», perciò, presente, ma opaco a se stesso, cosciente delle sue zone d’ombra, costantemente in bilico su un filo teso alla ricerca di un’identità che sfugge. Questo «io» è il risultato di una crisi che agita la società e i costumi: l’ èra del consumo di massa destabilizza personalità e valori dell’individuo creando un universo di oggetti, di immagini, di informazioni e di valori edonistici, che annullano la specificità dell’uomo controllandone i comportamenti. L’epoca del consumo è riuscita a eliminare l’escatologia rivoluzionaria soltanto realizzando una rivoluzione permanente del quotidiano e dell’individuo, rimodellando in profondità tutti i settori della vita sociale: la sfera privata è messa in primo piano rispetto alla sfera pubblica, alle identità sociali e alle problematiche politiche, con una conseguente disaffezione ideologica da un lato e una destabilizzazione della personalità dall’altro. Lipovetsky individua nel processo di personalizzazione la tendenza decisiva che ha modificato storicamente le istituzioni, i modi di vivere, i valori e la personalità degli individui. In tale processo egli vede “il tipo di organizzazione e di controllo sociale che ci sradica dall’ordine disciplinar-rivoluzionario-convenzionale che è prevalso fino agli anni Cinquanta”. La nostra società è “flessibile, fondata sull’informazione e sulla stimolazione dei bisogni, sul sesso, sul culto della cordialità e dell’umorismo”3, ben diversa dal tipo di società disciplinante anteriore. Quest’ultima operava attraverso costrizione e austerità, mentre la nuova società organizza, orienta e gestisce i comportamenti lasciando ampio spazio alle scelte private ed al desiderio. È definito processo di «personalizzazione» in quanto “le istituzioni ormai si strutturano sulle motivazioni e i desideri dei singoli, incitano alla partecipazione, predispongono tempo libero e svaghi, manifestano una medesima tendenza all’umanizzazione, alla diversificazione, alla psicologizzazione delle modalità della socializzazione”4. Dalla norma uniforme ed universale si passa alla supremazia della singolarità della norma privata, trovando questa il proprio valore supremo nella realizzazione personale, le azioni sociali e individuali sono motivate dalla ricerca della propria identità e non più dell’universalità. Infatti, la tendenza di aggregazione contemporanea si basa sulla volontà di autonomia e di particolarizzazione dei gruppi e degli individui. Minoranze sociali, culturali, religiose, movimenti alternativi invece di affermare la libertà e la singolarità individuali, non sono altro che la conseguenza dello sfruttamento proprio del concetto di singolarità individuali, il quale non crea affermazione della personalità, ma destabilizzazione, solipsismo e alienazione. Così, a determinare la società postmoderna, in contrasto con quella moderna della rivoluzione e dell’energia avanguardista, sono proprio la conversione radicale degli obiettivi e delle modalità della socializzazione, nella direzione di un individualismo edonistico e personalizzato ormai legittimo. “La società postmoderna è la società in cui regna l’indifferenza di massa, in cui domina la sensazione di ripetizione continua e di ristagno”5. La fiducia e la fede moderniste nel futuro, nella rivoluzione e nel progresso svaniscono; ormai l’urgenza maggiore non è più quella di forgiare l’uomo nuovo, ma è quella di «cogliere l’attimo», di vivere qui ed ora e di mantenersi giovani il più a lungo possibile. Il disincanto del nuovo e l’esaurimento della tensione dinamica e antagonista autorità-contestazione hanno neutralizzato nell’apatia ciò su cui la società si fondava: il mutamento6. Il processo di personalizzazione ha inoltre ampliato le frontiere della società dei consumi: consumiamo sempre più insaziabilmente oggetti e informazioni, attività sportive, viaggi, cure mediche e dimagranti creati su misura per ciascuno di noi. L’individuo, sempre più stordito, narcotizzato e distolto dai suoi veri bisogni diventa una realtà psicologica destabilizzata in preda al desiderio e incentrata sulla realizzazione emotiva di se stessa. Questo fenomeno è stato descritto dai sociologi statunitensi con il concetto di narcisismo; questo corrisponde da un lato al sovrainvestimento nelle questioni soggettive rispetto a quelle politiche e ideologiche, dall’altro traduce la maniera fallimentare dell’uomo contemporaneo di rapportarsi con i suoi simili: un’ipertrofia dell’ego che offusca la possibilità di comprensione e la consapevolezza critica della realtà, precludendo così qualsiasi tipo di rapporto autentico con l’altro. 1.1. Il romanzo francese contemporaneo7 La forma romanzo nel ventesimo secolo trova una sua specificità rispetto al modello del secolo precedente: non smette mai di interrogarsi sulle sue modalità, sul suo senso e la sua legittimità. La crisi del genere all’indomani del Naturalismo, di cui parla Michel Raimond8, non sembra esaurirsi con la fine delle avanguardie storiche, bensì sembra prolungarsi lungo tutto il secolo. Infatti, caratteristica prima del romanzo del Novecento, in continuità con il nuovo inizio di secolo, è il suo côté critico su più livelli. Prima di tutto, come già detto sopra, il romanzo novecentesco è critico nei confronti della sua stessa pratica; in secondo luogo, si fa critico nei confronti della società, nella sua dimensione etica e ideologica; infine, grazie agli insegnamenti delle recenti scienze umane, antropologia, sociologia, psicanalisi, scienze del linguaggio, che mettono in dubbio la validità cognitiva dei tradizionali strumenti delle finzioni narrative, per il romanzo non si tratta più semplicemente di raccontare, ma di interpretare l’uomo e il mondo. Alla fine degli anni Settanta le pratiche letterarie sperimentali, da quelle surrealiste all’OuLiPo, a quelle dei nouveaux romanciers fino a Tel Quel e al testualismo, si esauriscono non proponendo legittimità alcuna, se non la pura innovazione, tanto che «essere all’avanguardia» significa fare ritorno a forme più convenzionali. Questa fine di secolo non fa tabula rasa del passato, bensì si appropria e rielabora le eredità del passato più recente, del modernismo di inizio secolo e della tradizione romanzesca ottocentesca, in un dialogo critico ininterrotto col proprio retaggio culturale. Come già accennato sopra, il primo grande ritorno tra i proscritti del decennio precedente è quello del Soggetto, non più relegato ai margini del romanzo dalla Struttura. Negli anni Ottanta le grandi ideologie collettive si dissolvono definitivamente, il Grande Racconto diventa impraticabile9 e, insieme al ritorno a verità parziali, si assiste a un ripiegamento sull’«io», sui suoi piccoli racconti di vita privata e individuale e sul suo punto di vista relativo e fallace. L’«io» torna anche nell’opera dei maîtres dello strutturalismo o dei nouveaux romanciers: nel 1975 Roland Barthes pubblica il suo Roland Barthes par Roland Barthes e Philippe Lejeune pubblica Le pacte autobiographique, nel quale vengono definiti i termini formali dell’autobiografia10. Un’ulteriore via per esprimere il sé è l’autofiction, termine inventato da Serge Doubrovsky per descrivere una forma romanzesca che rispetta il patto autobiografico o meglio un gioco di parole per sfuggire al termine «autobiografia», in quanto sospetta di pretese di verità assoluta11. Un altro assente dalla letteratura dei decenni precedenti è il Reale, dichiarato irriferibile dalla linguistica strutturale perché irrimediabilmente esterno al segno linguistico. Anche denunciando l’illusione del realismo ottocentesco, i nuovi scrittori fanno del Reale nuovamente oggetto di narrazione, non, però, copiandolo o descrivendolo, ma rendendolo criticamente secondo l’urgenza della propria percezione. La coscienza contemporanea affronta il reale nel suo essere società e nel suo impatto sulle coscienze individuali, come per esempio Pierre Bergounioux in Miette (1995), romanzo in cui viene descritta l’irruzione della modernizzazione nelle vite di una campagna eterna, ormai minacciata dal tempo innaturale della meccanizzazione. Nel romanzo Viol (1997) Danièle Sallenave esplora invece la miseria sociale e sessuale della realtà; mentre nel romanzo Adieu (1988), come anche in Journal du dehors (1993) di Annie Ernaux, è nella banalità delle cose e nella ripetizione dei dettagli della vita di tutti i giorni che il soggetto e la realtà vanno compresi. La prosa di questa quotidianità passa dalla platitude all’osservazione empatica, fino alla scrittura critica e ad un certo lirismo. Inoltre, il terzo grande escluso ad essere riammesso nella pratica romanzesca è il récit. Da una parte vi è il ritorno del piacere del récit, del piacere di raccontare vite, storie, leggende, aneddoti: una vera e propria riscoperta del tempo e dello spazio finzionali12, dall’altra una riscoperta della linearità della narrazione, anche se dimessa. Dimessa perché questi giovani romanzieri, marcati comunque dall’«èra del sospetto», si abbandonano sì a un récit, ma, a volte, con una maniera ammiccante e ludica, altre, riducendolo al minimo, risparmiando solo la sua narratività. L’editore delle edizioni di Minuits ha denominato questi romanzi minimalistes e i loro autori impassibles. Jean Echenoz sfrutta ed allo stesso tempo devia le convenzioni delle varie forme di romanzo: realista, poliziesco, fantascientifico, egli gioca con gli elementi del récit, dimostrando così una certa ironia nei confronti del genere. Jean-Philippe Toussaint, al contrario, non sfrutta gli strumenti narrativi in tutti i modo possibili, ma “gioca con la loro assenza”13: non rispetta il «patto di lettura» col lettore, creando delle aspettative solo per deluderle. Gli intrighi dei suoi romanzi (La Salle de bain, 1985; L’Appareil photo, 1988; La Réticence, 1991; La Télévision, 1997; Faire l’amour, 2002) si compongono di azioni ed eventi banali, tanto da rendere la parola «intrigo» inappropriata. Questi non-eventi e il frequente humour fissano il tono: “una sorta di disinvoltura indifferente al mondo, nel quale bisogna ingannare il tempo”14. Vi è, infine, un’altra via per riappropriarsi del passato, non storico, ma culturale: attraverso allusioni e reminiscenze i romanzieri si riconoscono, prima di tutto, come lettori e fanno del proprio passato culturale terra fertile per la propria opera. Per esempio, nei romanzi di Michel Tournier (Vendredi ou les limbes du Pacifique, 1967; Le Roi des Aulnes, 1971) questo avviene attraverso la riappropriazione dei miti; nell’opera di Patrick Modiano (La Place de l’étoile, 1968; Rue des boutiques oscures 1978) attraverso una filiazione con la letteratura degli anni Quaranta. Il citazionismo postmoderno si fa alla fine del secolo recupero dell’eredità letteraria, inscrivendolo, così, in una linea di discendenza dichiaratamente francese. 2. I SAGGI: PRIME ESQUISSES DI UNA VISIONE TRAGICA I tre saggi di Michel Houellebecq, H.P. Lovecraft. Contre le monde, contre la vie, Rester vivant e Interventions, si presentano come dei testi fondamentali per la comprensione della sua opera romanzesca. Se ne possono infatti ricavare un’estetica ben definita, le prime esquisses della Weltanschaung tragica houellebecquiana ed i primi motivi della materia romanzesca che darà vita ai testi successivi. Tutto l’universo narrativo trova le sue radici in quelle pagine: tematiche, immagini, riflessioni sulla scrittura, sull’uomo e sulla società15. La visione del mondo di Houellebecq veicolata nei romanzi è già tutta nei saggi: l’uomo contemporaneo, essere lacerato e tragico, senza Dio e senza fratelli, ridotto al nulla dalla società contemporanea, è destinato, seppure con l’infinito nel cuore, ad una vita di morte, rabbia e solitudine. 2.1. H.P. Lovecraft. Contre le monde, contre la vie (1991) Houellebecq inizia la stesura del saggio sullo scrittore americano Howard Phillips Lovecraft nel 1988 e, nella prefazione postuma del 1998, confessa di averlo scritto come una “specie di primo romanzo; un romanzo con un solo personaggio, nel quale tutti i fatti riferiti e i testi citati sono autentici”16. Il rapporto di filiazione tra i romanzi che seguiranno e il saggio su Lovecraft è in effetti molto evidente. L’impressione generale, che segue alla lettura delle riflessioni sul “solitario di Providence”, è quella dello stabilirsi di un parallelo tra l’autore stesso e Lovecraft. È come se, confrontandosi con un’opera che tanto l’affascina, Houellebecq inventasse se stesso romanziere, tanto che, a posteriori, il saggio si rivela un’importante fonte di spunti per la critica degli stessi testi houellebecquiani. L’analisi della vita e dell’opera di Lovecraft, a volte per contrasto, altre per similitudine, illumina su alcune scelte formali e tematiche di Houellebecq romanziere, per esempio, riguardo la composizione, i pastiches, la dichiarazione di anti-realismo, il disgusto per la realtà, la misantropia. La prima somiglianza a saltare all’occhio è la struttura ternaria del testo: un’orchestrazione del discorso in tre parti, con titoli ricercati e rispettivi capitoli, fa eco alla divisione in tre parti della materia narrativa nella produzione romanzesca. Infatti, tutti e quattro i romanzi di Houellebecq hanno scansione compositiva fissa: una struttura ternaria dalle proporzioni costanti17. Nella prefazione Houellebecq dichiara “di aver messo a profitto il suo (di Lovecraft) aver fatto esplodere l’impostazione del racconto tradizionale tramite l’utilizzo sistematico di termini e concetti scientifici”18. In Lovecraft questo provoca un effetto di realtà, di presenza materiale molto forte, da cui deriva una prosa “non esattamente letteraria” e un tipo di terrore «oggettivo», carattere che rende il suo fantastico particolarmente inquietante. Houellebecq, invece, sfrutta i concetti e il vocabolario scientifici a volte come armatura teorica della narrazione (come in Les particules e in La possibilité d’une île), altre come discorso razionale sul mondo che illumini di oggettività e verità la realtà (come nella digressione sui corpuscoli di Krause o quella sulle storie consistenti di Griffiths, in Les particules), altre ancora come discorso mediato sul mondo con effetti comici (come nella descrizione delle vacche in Extension). È da notare come, in alcune descrizioni «autoptiche» del corpo in disfacimento, Houellebecq sia in grado di ricreare il «terrore oggettivo» del maestro, effetto ottenuto, per esempio, in passaggi come: “La nécrose de ses vertèbres coccygiennes avait atteint un point irrémédiable.”19; “L’augmentation du pontage des collagènes chez le sujet âgé, la fragmentation de l’élastine au cours des mitoses font progressivement perdre aux tissus leur fermeté et leur souplesse. À vingt ans, j’avais une très belle vulve; aujourd’hui, je me rends bien compte que les lèvres et les nymphes sont un peu pendantes.” 20. Attraverso l’oggettività scientifica rende tutto il senso di disfacimento ineluttabile inscritto in un corpo che provoca disgusto e che già sa di putrefazione e di morte. Inoltre, entrambe professano l’inutilità di una psicologia differenziata da attribuire ai personaggi. Houellebecq ribadirà il suo credo sull’illusione di singolarità degli individui più volte nel corso della sua opera, per esempio, in Interventions: “Les individus sont à peu près identiques…leur moi n’existe pas vraiment.”21; ma se Lovecraft adotta dei protagonisti intercambiabili e piatti, Houellebecq è più sull’ordine variazione: c’è uno schema-base per il personaggio, sia principale che secondario, che di volta in volta viene ampliato e modificato. Il narratore solitario, apatico e depresso di Extension, non molto diverso dalla persona di Howard Phillips Lovecraft, si trova, in Les particules, nei personaggi di Michel e Bruno, sdoppiato, fornito di più spessore psicologico e dotato di una storia personale; in Plateforme i due opposti vengono riuniti e messi in discussione nella loro perentorietà nella figura dicotomica di Michel; infine, Daniel in La possibilité, il personaggio più completo e più sofferto, profeta dell’ultima sostanziale verità, li contiene tutti. In conclusione, come dice il titolo stesso del saggio, ciò che accomuna i due scrittori, ma che avrà esiti differenti, è l’avversione per la realtà; in Lovecraft questa porterà all’indifferenza nei confronti di essa ed all’insofferenza verso qualsiasi forma di realismo, in Houellebecq, al contrario, all’insistenza sulla sua banalità e mediocrità. Lovecraft rifiuterà sempre qualsiasi argomento basato sul sesso e sul denaro, Houellebecq ne farà i suoi oggetti di scrittura e riflessione «preferiti» e condurrà “un’indiscreta ricerca di ciò che c’è di più infimo nella vita dell’uomo…mettendo in risalto le particolarità bestiali che ha in comune con il primo verro o caprone che gli capita attorno”22. Houellebecq, però, non cede al realismo tradizionale. Come ripeterà in Extension23, attraverso l’esagerazione e l’eccesso dei personaggi, delle loro affermazioni e dei loro atti, egli riduce la realtà ad un grottesco mondo infido, individualista e competitivo, mosso unicamente dal desiderio. Houellebecq, al contrario dello stimato scrittore, sarà “contro il mondo e contro la vita” proprio nel suo immegersi nella quotidianità più imbarazzante e squallida e nella denuncia di un mondo nel quale per un uomo come Howard Phillips Lovecraft non vi sarebbe ormai posto. Unisce un’«etica», il rifiuto del male, irrimediabilmente legato al mondo contemporaneo, ed un’estetica, definibile per assenza di termini, realismo che è insistenza ossessiva sul lato oscuro della realtà, cioè sulla sofferenza, sulla solitudine, sulla decomposizione. Quello di Houellebecq è un realismo straniante, che nasce da un tormento esistenziale e si fa lente d’ingrandimento dello squallore quotidiano, restituendolo al lettore in tutta la sua angoscia. Un altro punto comune ai due autori è la misantropia, che nella persona di Lovecraft sfocia in un vero e proprio razzismo, mentre nel francese in un disprezzo generalizzato della stupidità umana. Le creature orripilanti dei racconti fantastici di Lovecraft, spiega Houellebecq, non sono mero frutto dell’immaginazione, bensì hanno radice in creature umane reali. L’americano traduce il suo razzismo e l’origine di questo, la paura, nel masochismo e nel terrore dei suoi racconti. Durante un soggiorno a New York le idee reazionarie e sprezzanti di Lovecraft si trasformano in una vera e propria nevrosi razziale: in un ambiente urbano aggressivo e duro scopre nell’altro-da-sé un nemico che gli è superiore nel campo della scaltrezza e della forza bruta. Alcuni personaggi di Houellebecq, come Bruno e Tisserand, mossi dalla paura e dal complesso d’inferiorità, saranno colpiti dalla stessa nevrosi; ma per lo più il disprezzo per gli altri e per loro stessi è sempre il risultato di “costruzioni intellettuali e di analisi sulla decadenza delle culture”, la cui causa prima è sempre nella decadenza e nella corruzione dell’Occidente. Le pagine conclusive del saggio toccano tutti i punti principali dell’accusa al mondo contemporaneo, che costituiscono i quattro romanzi di Houellebecq: “Il capitalismo liberale ha allargato la propria presa sulle coscienze; di pari passo sono andati affermandosi il mercantilismo, la pubblicità, il culto bieco e grottesco dell’efficienza economica, l’appetito esclusivo per le ricchezze materiali. Peggio ancora, il liberalismo è passato dal campo economico al campo sessuale. Tutte le convenzioni sentimentali sono andate in pezzi…Oggigiorno il valore di un essere umano si misura tramite la sua utilità economica e il suo potenziale erotico: cioè esattamente le due cose che Lovecraft detestava più di ogni altra cosa.”24. Perciò, ancora una volta, il confronto e la riflessione con l’opera di Lovecraft preparano il futuro tracciato romanzesco di Michel Houellebecq. 2.2. Rester vivant (1991) Questo breve saggio è definito dall’autore un «metodo», un metodo di sopravvivenza all’uso di giovani poeti. Questo scritto risulta interessante in uno studio sul romanzo in quanto testo fondatore più che di un’estetica, di una personale “etica letteraria”25. Partendo dall’assunto iniziale per il quale, all’origine dell’universo, non vi sono che sofferenza e separazione, vengono poi intonate le note principali di quell’invettiva che Houellebecq orchestra lungo tutti i suoi scritti: la separazione, l’odio per la libertà e per la vita, il disprezzo per sé e per gli altri, ma anche l’amore, il Bene e la ricerca della verità. Per Houellebecq la sofferenza, fin dall’alba dei tempi, è inscritta nell’essenza stessa dell’«essere», in quanto: “Toute existence est une expansion, et un écrasement. Toutes les choses souffrent, jusqu’à ce qu’elles soient. Le néant vibre de douleur, jusqu’à parvenir à l’être: dans un abject paroxysme”26 . Il mondo non sembra esser fatto per l’uomo e quest’ultimo, avendo perduto fede e senso di appartenenza, si trova a constatare l’arbitrarietà di esso, la mancanza, cioè, di una legge superiore che regoli i rapporti tra se stesso e il resto dell’universo. La sofferenza è la conseguenza della gratuità del libero gioco delle parti, della libertà del sistema, della sua mancanza di un piano ordinatore; in particolare, essa è intensificata nell’esistenza umana dallo struggente scarto tra l’ideale d’amore e la quasi totale mancanza di esso nella realtà, doloroso leit motiv nei romanzi del nostro autore. In Extension, la mancanza d’amore, oltre ad esemplificarsi nella miseria sentimentale e sessuale dei personaggi, si esprime nella mancata “fusione sublime” tra l’uomo e la natura, ovvero nella separazione irreparabilmente iscritta nella carne dell’uomo contemporaneo, ridotto ad apatico pantin dall’individualismo narcisista. In Les particules, dopo una galleria di relazioni interpersonali fallimentari, negate o incomplete (rapporto genitori-figli, tra fratelli, di coppia, tra colleghi), l’échec del romanzo precedente viene risolto nella costituzione di una nuova generazione di cloni asessuati e immortali: un genere androgino simbolo di un’unità ricostituita. In Plateforme, invece, l’amore è possibile e, parallelamente ad esso, anche un breve periodo di felicità, brutalmente interrotto dall’odio che divide gli uomini. In questo romanzo si realizza la possibilità dell’amore tra uomo e donna, Michel e Valérie, ma ancora non vi è soluzione all’individualismo che minaccia pericolosamente la ricostituzione di un’umanità pacificata e fraterna. In La possibilité, l’amore, almeno per il protagonista, è fatalmente legato al desiderio e al piacere. Daniel però non lo teme, anzi ci crederà fino all’ultimo e sarà l’unico sentimento umano a non essere corroso dal suo cinismo. In quest’ultimo romanzo, come vedremo, non vi è però soluzione alla sofferenza e alla separazione nella vita umana, la possibilità dell’unione e della felicità è detta, ma non raccontata. Un’esistenza così intesa è inaccettabile per il personaggio houellebecquiano; lo sviluppo consequente del suo «no» alla vita sarà costituito dall’odio e dal disprezzo di sé e degli altri. Houellebecq, in Rester vivant, invita a praticarli coscientemente ed a metterli a frutto al fine di reagire all’ìndifferenza con la quale la società cerca di distruggere l’uomo. Essere impietosi, non cedere alla tolleranza ed avere ben chiara la netta distinzione tra il Bene ed il Male permettono di “frapper là où ça compte” 27, cioè di mettere il dito nelle piaghe infette della società e premere forte. Ed infatti, scavare nell’indecente e nello sconveniente, insistere sul disfacimento e la bruttezza, la depressione e la morte, sarà proprio quello che farà Houellebecq romanziere. Houellebecq, in Rester vivant, per concretizzare l’assurdità di una vita senza il Bene, utilizza delle immagini28 che torneranno nella produzione successiva a segno di momenti significativi. La prima stigmatizza la sofferenza in un bambino trascurato che urla a terra tra i suoi stessi escrementi, la seconda nel senso di colpa di un figlio di fronte all’incomprensibilità del corpo inerme del padre morente, la terza nel contrasto tra l’armonia e la bellezza della musica e l’incongruenza di un amore non corrisposto e di un ballo mancato. Queste immagini rimandano a quelle nei romanzi: Michel dimenticato a terra nei suoi stessi escrementi in Les particules; i corpi di Christiane e di Annabelle corrosi dalla malattia e l’impotenza di Bruno e Michel di fronte alla loro morte; le danses ratées in Extension, Les particules e in Plateforme. Questi momenti simbolizzano degli attimi originari, dei punti di non-ritorno, dopo i quali la vita si immette inesorabilmente sulla via dell’infelicità. L’unico ad avere una seconda chance è Michel in Plateforme; i momenti mancati con Valérie sono più di uno nella prima parte del romanzo, ma l’opportunità dell’amore gli verrà concessa comunque. Queste stigmatizzazioni della sofferenza si ricollegano al discorso sulla malignità della libertà del sistema: gli esseri umani sono «liberi» di essere e di andare ognuno nella propria direzione. Vi sono due ulteriori motivi ad essere trattati in Rester vivant che torneranno nei romanzi: la timidezza e l’universo come discoteca. Tutti i personaggi maschili in Houellebecq sono uomini timidi ed introversi con scarse capacità relazionali; infatti, se in questo «metodo» egli predica il disprezzo e l’abnegazione, loda, però, per mezzo di una litote ( “La timidité n’est pas à dédaigner” ), la timidezza, ritenuta unica vera fonte di ricchezza interiore. Lo scarto che si produce nel momento di sospensione tra la volontà e l’atto, sostiene Houellebecq, è ciò che differenzia l’uomo dall’animale. Però sa anche che la mancanza dell’atto porta alla paralisi ed infatti i suoi personaggi, di romanzo in romanzo, seppure timidi e fondamentalmente apatici, agiscono sempre un po’ di più e con un esito più o meno positivo. Il narratore di Extension ha rinunciato all’azione in campo sentimentale e sessuale; l’atto finale, il tentativo di superamento dell’angoscia esistenziale, invece si rivela fallimentare. Michel di Les particules è invece l’esempio perfetto, con la sua relazione con Annabelle, dell’atto abortito e dei momenti mancati; Michel di Plateforme dopo essersi “astenuto” più volte dall’azione, alla fine della prima parte si decide almeno per la parola, pronuncia cioè un vago “On pourrait se revoir à Paris…”. Daniel, se ama, agisce ed ama sempre al primo sguardo. L’importanza del suo agire risiederà però nella scrittura del récit de vie e nell’ultimo, disperato gesto: giunto ormai al parossismo del desiderio frustrato e dell’amore non corrisposto si suicida. “Dans le tumulte de la vie, être toujours perdant. L’univers comme une discothèque.”29. Houellebecq, in un’intervista del 199530, spiega come la discoteca sia l’inferno del mondo contemporaneo, in quanto spazio della negazione e della lotta sessuale. È un ambiente in cui i frustrati, i perdenti della lotta possono verificare, minuto dopo minuto, la propria umiliazione nell’indifferenza e nel rifiuto. L’esempio perfetto di questa breve analisi sociologica si trova nella scena più violenta ed amara di Extension31. Tisserand, collega del narratore, animale omega sul «mercato sessuale», archetipo del perdente in amore – a causa dell’estensione del dominio della lotta, oltre all’ambito economico, anche a quello sessuale – , durante una serata in discoteca si confronta con l’evidenza della sua esclusione dal gioco della seduzione. Dopo una successione di aggressivi tentativi di approccio falliti, la cui amarezza è accentuata dalla brutalità della narrazione, il miserabile Tisserand, al colmo del risentimento e della disperazione, quasi diventa un omicida, spinto dal cinismo del narratore. Le affermazioni più interessanti in Rester vivant, per la risonanza che avranno nella struttura e nell’«etica» della produzione romanzesca, sono quelle riguardanti la creazione artistica e i suoi scopi. Houellebecq identifica il punto di partenza della creazione artistica nel risentimento nei confronti della vita, sentita come un’esperienza contraddittoria e sprovvista di senso nel suo essere «libera». Se la sofferenza ne è la materia costitutiva, per sfuggire al suicidio e liberare la propria vita interiore, bisognerà articolarla in una “struttura ben definita” che contenga e disciplini una materia tanto ostica e che la mostri chiaramente per ciò che è: una scandalosa verità, l’essenza innegabile dell’esistenza. L’incisività della forma non dipende dalla sua originalità, ma dalla sua struttura ordinatrice: se una forma nuova dovrà prodursi, lo farà attraverso una lenta derivazione a partire da una forma anteriore. La struttura migliore sarà quella più spontanea, quella suggerita dalle parole che la società stessa dètta. Infatti, i romanzi di Houellebecq sono tutti caratterizzati da una struttura ternaria e si attengono ad una forma «tradizionale» e l’innovazione non riguarda tanto la scrittura quanto i contenuti. Però, Houellebecq, di romanzo in romanzo, varia e perturba la tradizione attraverso ulteriori riscritture che, di volta in volta, armonizzano forma, contenuto e visione del mondo dispiegata in un unità di senso superiore. Extension è un romanzo breve, un récit di aneddoti con un narratore e un personaggio secondario non molto «caratterizzati». L’intreccio è ridotto al minimo: momenti di vita quotidiana tra i più banali, squarci di vita lavorativa in una inquietante impresa, un viaggio di lavoro in provincia con un suicida disperato, un breve soggiorno in clinica psichiatrica ed infine un «viaggio» in Ardèche. I tempi e gli spazi sono giustapposti senza una causalità lineare, uniti solo dal medesimo «io» narrante. Gli eventi narrati concorrono a dimostrare la tesi socio-economica del narratore: in società liberale il dominio della lotta in campo economico si è esteso anche al campo sessuale provocando un depauperamento assoluto negli individui sprovvisti di attrattiva erotica. Il desiderio frustrato non fa altro che esasperare un malessere esistenziale tipico della società capitalista ed allontanare l’uomo dal vero scopo della vita: non la vittoria individualista nel dominio della lotta, ma il superamento della separazione ontologica che strazia il mondo, superamento che fallirà. Les particules élémentaires hanno una struttura romanzesca ben più articolata: l’intreccio comporta la storia di più personaggi di cui viene ricostruito il passato fino alla storia personale degli stessi genitori ed abbraccia un arco temporale molto lungo, fino ad un’anticipazione futuristica. Michel e Bruno sono due fratellastri cresciuti separatamente, privati dell’amore e delle cure dei genitori da una scelta di vita «libertaria» di questi ultimi: la vita adulta di entrambi sarà indelebilmente segnata da un’infanzia dolorosa. La società viene descritta come un aggregato di particelle instabili incapaci di stabilire un qualsivoglia legame, nel quale la vita umana è ridotta al nulla dall’amarezza e dalla solitudine della lotta per la sopravvivenza. Bruno e Michel appaiono come le estreme conseguenze di questa società liberale i cui valori sono il sesso e il denaro: Bruno è ossessionato e consumato dal desiderio sessuale ed è per lo più ridotto ad una umiliante masturbazione; Michel è agli antipodi del fratellastro, non ha la minima vita personale ed è concentrato totalmente sul suo lavoro di biologo. Una possibilità di riscatto dalla sofferenza, per mezzo di un amore corrisposto, è prima messa in dubbio dall’incapacità di amare dei due uomini e poi smentita dalla malattia e dal suicidio delle rispettive donne: Christiane e Annabelle. I risultati delle ricerche scientifiche e delle intuizioni metafisiche di Michel saranno il motore dell’epilogo: la creazione tramite clonazione di una nuova generazione asessuata, da cui siano stati estirpati il desiderio e l’individualità. La narrazione procede tra tesi sociologiche, analisi scientifiche, aneddoti e brevi, ma intensi momenti lirici. L’enjeu di questo romanzo è più ambizioso rispetto a quello del precedente: Houellebecq, sorretto dalla forza di una teoria, immagina concretamente la traiettoria intellettuale di un uomo che contribuirà alla fine e alla rinascita del mondo32. La separazione ontologica ed esistenziale è finalmente superata nell’esistenza armoniosa dei cloni. Plateforme è innanzi tutto un romanzo d’amore, della sorpresa dell’amore. Come spiega Houellebecq in un’intervista: “Cet amour tombe littéralement sur mon personnage masculin, homme de type «houellebecquien», qui ressemble au héros de Extension du domaine de la lutte. Un homme qui a peur de s’attacher, qui refuse la passion, qui est résigné à une vie sans grand bonheur et sans grand malheur. Et voilà qu’il croise Valérie, une jeune femme nature, très physique, qui, elle, n’a pas peur d’aimer. Valérie effraie un peu mon héros. Il mettra plus de 100 pages et quinze jours pour répondre aux avances de la jeune femme”33. Il libro si apre con la morte del padre del protagonista Michel che, con parte dei soldi ereditati, decide di partire per la Thailandia con un viaggio Nouvelles Frontières durante il quale conoscerà Valérie. La narrazione è un récit retrospettivo e non mancano, ancora una volta, delle digressioni di tipo sociologico e teorico. Gran parte dell’ampiezza del romanzo è occupata dalla descrizione dell’universo dell’industria turistica, nella quale Valérie lavora con successo. Il motore narrativo di Plateforme sarà proprio una quête commerciale e, come in Les Particules, l’enjeu è pratico: immaginare le fasi di un progetto di razionalizzazione del turismo sessuale34. Questo tentativo di economia planetaria del desiderio è il risultato delle riflessioni «sociologiche» di Michel: salvare la sessualità malata dell’Occidente con la sessualità intatta del Terzo Mondo e sfamare quest’ultimo con la ricchezza del primo. Questo progetto di rieducazione dell’Occidente al piacere, contro i fantasmi del narcisismo, del sadismo e del masochismo non avrà mai inizio. Però, per la prima volta in Houellebecq, l’amore e la felicità sono possibili, anche se temporaneamente: Valérie muore in un attentato in Thailandia. La possibilité d’une île è il romanzo della fine e del pessimismo cosmico. L’intreccio è lineare: è la storia di un comico feroce e di successo che vive i due imperfetti amori della sua vita e che invecchia tormentato dal desiderio in sofferenza e in solitudine. Egli è testimone della creazione di una nuova religione e precursore, suo malgrado, dell’espansione di questa. Houellebecq ritorna sulle tematiche precedenti proiettandovi però una luce nuova ed affrontando direttamente il problema della fine delle religioni spirituali in Occidente. Inoltre, Houellebecq complica la narrazione principale del récit di Daniel1, interponendovi il récit-commento dei suoi cloni, per poi lasciare spazio nell’epilogo solo alla voce narrativa del clone. Se in Les Particules l’umanità era destinata alla morte a causa dell’insormontabilità del dolore e i nuovi cloni godevano di un’esistenza felice, qui gli uomini perpetuano all’infinito la propria sofferenza nei cloni neo-umani che aspettano invano, in un mondo devastato, l’avvento dei “Futuri”. Quindi le tematiche si ripetono attraverso i quattro romanzi e la struttura è variata di volta in volta a seconda dell’aspetto che Houellebecq vuole mettere maggiormente in luce. Infine, per descrivere lo scopo della creazione artistica, Houellebecq mette a confronto poesia e filosofia, le quali, anche se con mezzi diversi, tendono al medesimo scopo: la trasmissione della percezione della cosa in sé. La poesia scopre la realtà attraverso vie intuitive, in particolare, per mezzo dell’emozione abolisce la catena causale e percepisce la cosa in sé. La filosofia, invece, svela la realtà tramite la contemplazione diretta di questa e la sua successiva ricostruzione intellettuale. Questa ricostruzione critica è una demistificazione del reale: lo mostra in sé per quello che è e, in ultima analisi, stabilisce delle “verità morali definitive”. Perciò la necessità della distinzione tra Bene e Male e l’intolleranza che ne deve seguire assumono un valore morale fondamentale, in quanto sostenere il Bene è produrre verità e nella visione del mondo di Houellebecq opporsi al Male vuol dire urlare il proprio no alla vita e alle sue menzogne, affermandone lo scandalo: la felicità non esiste. Houellebecq nei romanzi adotta proprio questa «maniera filosofica» di sintesi tra osservazione e rielaborazione: attraverso dei tableaux sociologici e la particolare psicologia dei personaggi, restituisce un mondo demistificato e messo a nudo dalla ferocia del suo sguardo e la lucidità del suo pensiero critico. La sintesi poetica, quell’intuizione significante, epifanica, che nasce dalla contemplazione, cioè, dalla fusione, attraverso uno sguardo immobile, del tempo e dello spazio in un movimento infinito, risulterà essenziale per il senso ultimo dell’opera romanzesca. 2.3. Interventions (1998)35 Interventions è una raccolta di testi e di alcune interviste oggetti di pubblicazione in «Les Lettres françaises», «Les Inrockuptibles», «Art Press» e il libretto di Opera Bianca. Vi si trovano le riflessioni più disparate: dalla creazione letteraria all’arte contemporanea e al cinema muto, fino alla società e alla sua decadenza. Le riflessioni sul disfacimento della società, insieme alle considerazioni sul romanzo e l’arte contemporanea, informano sia sull’universo diegetico di Houellebecq che sul motivo che spinge l’autore alla creazione romanzesca, completando il discorso teorico dei saggi precedenti. La frase di apertura del testo: “Isomorphe à l’homme, le roman devrait normalement pouvoir tout en contenir”36, chiarisce immediatamente la materia principale del romanzo: l’uomo e tutto ciò che lo riguarda, ponendo la questione del materiale romanzesco. Per Houellebecq l’esistenza umana non è puramente materiale e il romanzo non può non tener conto delle questioni «filosofiche» che l’uomo puntualmente si pone. Ciò che più sta a cuore all’autore è di rendere conto di quella “interrogation existentielle” che mai tace nella mente di ognuno. Houellebecq afferma inoltre la fecondità che delle “riflessioni teoriche” apporterebbero se integrate al materiale romanzesco. La raccolta stessa, questi interventi sul mondo e sulla cultura, ne rappresentano un esempio: un personale repertorio di spunti narrativi da cui attingere. Secondo Houellebecq ogni individuo dovrebbe poter scrivere, fino all’avvicinarsi della morte, un “libro unico” in grado di raccogliere vita, pensieri, discussioni, critica letteraria. Questo intento di romanzo totale è molto vicino al discorso proteiforme di Les particules, il quale combina discorso metafisico, sociologico e scientifico in una materia narrativa densa di spunti e riflessioni. L’idea del “libro unico” da scriversi fino alla propria morte ricorda il concetto alla base del récit de vie in La possibilité d’une île, romanzo che si presenta tra le nostre mani come un récit de vie triplicato. Nel pungente capitolo sulla connerie di Jacques Prévert, Houellebecq individua le ragioni della mediocrità e del facile entusiasmo della sua poesia nell’ottimismo di tutta la generazione a lui contemporanea, fiduciosa nel progresso e nella libertà. Prévert adatta allora perfettamente la forma al contenuto: egli è “un cattivo poeta perché la sua visione del mondo è piatta, superficiale e falsa”. Per Houellebecq, quindi, attraverso la scrittura si esprime sempre la propria visione del mondo. Nei suoi romanzi al grigiore di una quotidianità fatta di un ufficio, un monoprix e un peep-show adatta una lingua «grigia», piatta, contaminata dal linguaggio mediatico e dalla trivialità contemporanea. Nello scritto Approches du désarroi del 1997, in particolare nel testo Le monde comme supermarché et comme dérision, Houellebecq affronta le questioni dello humour nell’arte contemporanea e nella letteratura e dell’aspetto derisorio della società, delineando la via di una retorica tragica che sarà centrale nell’ultimo romanzo. Le arti figurative contemporanee hanno perso l’innocenza della rappresentazione; questa, sovraccarica di sensi, non è più semplice immagine del mondo esteriore, ma comporta anche un commento critico su di esso. Secondo Houellebecq, l’introduzione massiccia nelle rappresentazioni di riferimenti e di second degré ha messo in pericolo l’attività artistica e filosofica trasformandola in “retorica generalizzata”. Ciò che viene messo in pericolo è soprattutto la funzione comunicativa, perché se un dubbio si installa sulla univocità e la sincerità del messaggio, l’efficacia e l’intensità della comunicazione diminuiscono. Ciò non è che uno dei sintomi dell’impossibilità contemporanea alla “conversazione”, come se l’espressione diretta di un sentimento o di un’opinione fosse volgare e dovesse obbligatoriamente passare attraverso il filtro deformante dello humour. Questo finisce per svuotarsi di senso e per trasformarsi in “mutismo tragico”. In una società malsana, falsificata e ostilmente derisoria per l’uomo è estremamente difficile mantenere un distacco ironico nei confronti di essa e sarà un senso di smarrimento e malessere a prendere il sopravvento: “egli assisterà ad un inquietante rallentamento della sua funzione umoristica”. Contrariamente alle arti figurative la letteratura resiste a tutte le decostruzioni e alle addizioni di senso. In quanto arte concettuale la letteratura è in grado di metabolizzare una quantità illimitata di derisione e humour, ma è a rischio di altri pericoli. La lentezza che si accompagna al piacere della lettura contrasta con l’intercambiabilità e la superficialità caratteristiche della logica consumista: si richiede un lettore che abbia un’esistenza individuale e stabile, un «soggetto», non un «fantasma», un puro consumatore. Per Houellebecq questa incapacità dell’uomo moderno ad essere semplicemente un essere umano che pensa con la sua testa, impedendogli di rapportarsi a un libro, è la stessa causa che non gli permette di relazionarsi autenticamente con gli altri. L’uomo cerca nell’altro ciò che non riesce più a trovare in se stesso: una consistenza dell’essere che sia resistente, permanente e profonda. Questa tragica dissoluzione dell’essere, questa sua riduzione a «fantasma» è sentita da Houellebecq come la prima causa della solitudine dell’uomo e dell’insormontabilità di essa. 3. OSSESSIONI TEMATICHE “J’aimerais bien échapper à la présence obsessionnelle du monde moderne; rejoindre un univers à la Mary Poppins, où tout serait bien.” Michel Houellebecq In questo capitolo saranno descritte e spiegate le tematiche ricorrenti nell’opera romanzesca di Michel Houellebecq, «ossessive» perché sembrano tormentare ed interrogare incessantemente l’opera narrativa dello scrittore. Egli, a questo proposito, in Rester vivant, parla di “travail permanent sur vos obsessions”, come se i suoi romanzi fossero uno spossante lavoro di delucidazione ed interpretazione. Alcune delle tematiche sono già state evidenziate nel capitolo precedente, qui saranno studiate nella loro «drammatizzazione» narrativa e nella loro articolazione e sviluppo attraverso i quattro romanzi. 3.1. La “souffrance ordinaire” “Il me révèle également que mon état a un nom: c’est une dépression. Officiellement, donc, je suis en dépression. La formule me paraît heureuse. Non que je me sente très bas; c’est plutôt le monde autour de moi qui me paraît haut.” Michel Houellebecq In un’intervista del 2001 pubblicata su «Le Figaro» Houellebecq si autodefinisce “l’écrivain de la souffrance ordinaire”. Questa miseria quotidiana costituisce la toile de fond dei suoi romanzi che parlano dell’uomo e del suo malessere esistenziale, spirituale, relazionale e sessuale. Mettere a nudo questa sofferenza, sorella della separazione di Rester vivant, sotto le sue varie forme quotidiane è il punto di partenza stesso della forma romanzo in Houellebecq. Il volto di questo mal di vivere, che è un «no» al mondo e alla vita – un rifiuto –, ha i tratti della lassitude, dell’alienazione e della mancanza d’amore. Il dolore degli individui chiusi in se stessi, la cui vita è marcata dalla separazione, è espresso con un tono tutto houellebecquiano: a volte in modo empatico e compassionevole, altre distaccato, altre ironico, comunque sempre senza mezzi termini, tragicamente spietato. Leggiamo: “Plus tard dans la soirée, ma solitude devint douloureusement tangible.”, “Généralement, le week-end, je ne vois personne. Je reste chez moi, je fais un peu de rangement; je deprime gentiment.”; “Le sens de mes actes à cessé de m’apparaître clairement; disons, il ne m’apparaît plus très souvent.”37; “Il se redressa dans la nuit en tremblant; il était à peine une heure et démie. Il avala trois Xanax. C’est ainsi que se termina sa première soirée de liberté.”; “L’univers humain – il commençait à s’en rendre compte – était décevant, plein d’angoisse et d’amertume.”; “Adolescent Michel croyait que la souffrance donnait à l’homme une dignité supplémentaire. Il devait maintenant en convenir: il s’était trompé. Ce qui donnait à l’homme une dignité supplémentaire, c’était la télévision.” 38; “Je me souviens de la première fois où j’ai eu du mal, où j’ai vraiment senti le poids du réel.”39; “Il y avait aussi, plus profondément, une horreur, une authentique horreur face à ce calvaire ininterrompu qu’est l’existence des hommes.”; “L’infirmité, la maladie, l’oubli, c’était bien: c’était réel.”40. La souffrance ordinaire è il mal du siècle dell’uomo ordinario, è la depressione comune ad un’umanità senza eroi, alla ricerca di un senso qualunque da attribuire alla propria esistenza ed alla Storia in generale. L’uomo medio, la cui vita si esaurisce tra la spesa al Monoprix ed una puntata di «Questions pour un champion», è l’oggetto privilegiato dei romanzi di Houellebecq, è l’uomo delle: “classes moyennes déracinées, sans culture et frustrées depuis des décennies d’avoir vu l’Histoire leur passer sous le nez. Ni immigrés, ni juifs, ni résistants, ni révolutionnaires, ni fascistes, le XXè siècle n’aura été siècle pour les membres des classes moyennes qu’un spectacle lointain et (les médias aidant) paradoxalement enviable – une dépossession.”41. Questo uomo spossessato sembra la vittima di quella disaffezione ideologica e di quella destabilizzazione della personalità causate da ciò che Lipovetsky chiama «processo di personalizzazione»42. Il disinteresse ideologico nei romanzi qui studiati prende le sembianze della stanchezza, dell’indolenza, dell’apatia e del cinismo. L’apparition de la lassitude43, un sentimento di rifiuto puro e semplice nei confronti di tutti gli ambiti del reale, è il segno del sospetto contemporaneo nei confronti della Storia e del progresso in generale. Il protagonista di Extension afferma di essere pervaso da “une certaine lassitude à l’égard des voitures et des choses de ce monde”44: l’èra del consumo di massa crea un universo di oggetti, di immagini, di informazioni e di valori edonistici che annullano la specificità dell’uomo controllandone i comportamenti. Questa lassitude, come poi sarà visto anche per la depressione, è il primo debole segnale di un «pensiero critico» che accenna il suo «no» antagonista contro la società, «no» che però rimarrà privo d’azione in una civiltà apatica che soffre di “épuisement vital”45. Un altro esemplare postmoderno, vittima del ristagno e dell’indifferenza, è il Michel di Plateforme: “Les questions esthétiques et politiques ne sont pas mon fait ; ce n’est pas à moi qu’il revient d’inventer ni d’adopter de nouvelles attitudes, de nouveaux rapports au monde ; j’y ai renoncé en même temps que mes épaules se voûtaient, que mon visage évoluait vers la tristesse.” ; “Pourquoi n’avais-je jamais, plus généralement, manifesté de véritable passion dans ma vie ?”46. In Plateforme il mutamento e l’azione si consumano nell’indifferenza di massa, nel brainwashing ipnotico di “Questions pour un champion”, negli opuscoli delle agenzie di viaggio e nei peep-shows. L’apoteosi del consumismo si realizza nel consumarsi del tempo esistenziale dell’uomo attraverso i media, gli svaghi, i mille colori e suoni della televisione, dei videoclip, dei centri commerciali: “il processo di personalizzazione genera il vuoto in technicolor, lo smarrimento esistenziale nell’abbondanza”47. Inoltre, la lassitude del narratore di Extension du domaine de la lutte, dei Michel di Les particules élémentaires e di Plateforme è una postura caratteristica del personaggio principale in Houellebecq e coincide con il rifiuto della «lotta» e con la conseguente uscita dal “domaine de la lutte”: “Pas de sexualité, pas d’ambition; pas vraiment de distractions, non plus.”48; “Depuis des années, Michel menait une existence purement intellectuelle”; “Il gérait maintenant paisiblement le déclin de sa virilité au travers d’anodines branlettes, pour lesquelles son catalogue 3 Suisses, occasionnellement complété par un CD-ROM de charme à 79 francs, s’avérait un support plus que suffisant. Bruno, par contre, il le savait, dissipait son âge mûr à la poursuite d’incertaines Lolitas aux seins gonflées, aux fesses rondes, à la bouche accueillante; Dieu merci, il avait un statut de fonctionaire. Mais il ne vivait pas dans un monde absurde: il vivait dans un monde mélodramatique composé de canons et des boudins, de mecs top et de blaireaux; c’était le monde dans lequel vivait Bruno. De son côté Michel…consommateur sans caractéristiques, il accueillait cependant avec joie le retour des quinzaines italiennes dans son Monoprix de quartier. Tout cela était bien organisé, organisé de manière humaine; dans tout cela, il pouvait y avoir du bonheur; aurait-il voulu faire mieux, qu’il n’aurait su comment s’y prendre.”; “J’ai décidé d’arrêter, de sortir du jeu. Je mène une vie calme, dénuée de joie.”49. «Lotta» è sinonimo di sopravvivenza, competizione, fatica; il senso della lutte houellebecquiana si avvicina molto a quello dell’inglese struggle: un faticoso travaglio, fisico ed esistenziale, in uno scontro che sembra perso in partenza. L’esistenza, in tutti i suoi ambiti, è una lotta, un “supplice permanent”, una “montée penible” che fa ansimare l’uomo come un “canari asphyxié”50: “Le monde continuait, donc. La lutte continuait.”51; “ De plus en plus les hommes allaient vouloir vivre dans la liberté, dans l’irresponsabilité, dans la quête éperdue de la jouissance; ils allaient vouloir vivre comme vivaient déjà, au milieux d’eux les kids, et lorsque l’âge ferait décidément sentir son poids, lorsqu’ils leur serait devenu impossible de soutenir la lutte, ils mettraient fin.”52. La lotta nell’universo romanzesco di Houellebecq è anche «lotta darwiniana» e «lotta narcisista» ed è il segno della riduzione della vita contemporanea a una competizione animale per la riuscita sociale, economica e sessuale: “Les entreprises se disputent certains jeunes diplômés; les femmes se disputent certains jeunes hommes; les hommes se disputent certaines jeunes femmes; le trouble et l’agitation sont considérables.”53; “Bruno se branlait trois fois par jour. Les vulves de jeunes femmes étaient accessibles, elles se trouvaient parfois à moins d’un mètre; mais Bruno comprenait parfaitement qu’elles lui restent fermées: les autres garçons étaient plus grands, plus bronzés et plus forts.”54; “Le combat narcissique durerait aussi longtemps qu’il pourrait s’alimenter de victimes consentantes, prêtes à y chercher leur portion d’humiliation.”55. In questo universo in cui regna la «legge del più forte, del più ricco, del più giovane e del più bello» i personaggi houellebecquiani sono destinati ad una vita da perdenti, ad un “destin de souffrance”. Tisserand e Bruno sono gli esempi perfetti dell’uomo totalmente immerso, frustrato e consumato dalla lotta per la riuscita sociale e sessuale: “Il lève les yeux de son verre et pose son regard sur moi, derrière ses lunettes. Et je m’aperçois qu’il n’a plus la force. Il ne peut plus, il n’a plus le courage d’essayer, il en a complètement marre. Il me regarde, son visage tremble un peu…Je me demande s’il ne va pas éclater en sanglots, me raconter les étapes de son calvaire…”; “J’ai de quoi me payer une pute par semaine; le samedi soir, ça serait bien. Je finirais peut-être par le faire. Mais je sais que certains hommes peuvent avoir la même chose gratuitement, et en plus avec de l’amour. Je préfère essayer; pour l’instant, je préfère encore essayer.”; “Au moins, me suis-je dit en apprenant sa mort, il se sera battu jusqu’au bout. Le club de jeunes, les vacances aux sports d’hiver… Au moins il n’aura pas abdiqué, il n’aura pas baissé les bras. Jusqu’au bout et malgré ses échecs successifs il aura cherché l’amour. Écrasé entre les tôles dans sa 205 GTI, sanglé dans son costume noir et sa cravate dorée, sur l’autoroute quasi déserte, je sais que dans son coeur il y a avait encore la lutte, le désir et la volonté de la lutte.”56; “Jusqu’au bout il souhaiterait vivre, jusqu’au bout il serait dans la vie, jusqu’au bout il se battrait contre les incidents et les malheurs de la vie concrète, et du corps qui décline. Jusqu’au dernier instant il demandera une petite rallonge, un petit supplement d’existence. Jusqu’au dernier instant, en particulier, il serait en quête d’un ultime moment de jouissance, d’une petite gâterie supplémentaire.”57. Tisserand e Bruno sono gli animali omega della piramide erotica: “En un mot je ne suis pas assez naturel, c’est à dire pas assez animal – et il s’agit là d’une tare irrémediable: quoi que je dise, quoi que je fasse, quoi que j’achète, je ne parviendrai jamais à surmonter ce handicap, car il a toute la violence d’un handicap naturel.”58. L’estensione del campo della lotta a tutti gli ambiti dell’esistenza, a tutte le età e classi sociali significa la nascita di un’élite erotica, di un jet set che, superando la determinazione economica o culturale, invade la socialità e soprattutto il diritto alla sessualità. I nuovi emarginati, i nuovi «depauperati» sono costretti in un universo mentale sconvolto da un desiderio inappagabile, nel quale, sempre più storditi, narcotizzati e distolti dai veri bisogni, diventano delle realtà psicologiche destabilizzate, in preda al desiderio: “Il marcha des journées entières, les yeux exorbités par le désir…Il bandait en permanence. Il avait l’impression d’avoir entre les jambes un bout de viande suintant et putréfié, dévoré par les vers.”; “La société érotique publicitaire où nous vivons s’attache à organiser le désir, à développer le désir dans des proportions inouïes… Pour que la société fonctionne, pour que la compétition continue, il faut que le désir croisse, s’étende et dévore la vie des hommes.”59; come Daniel consumato dal desiderio per Esther: “Il s’est humilié…commenta Esther31, il s’est vautré dans l’humiliation, et de la manière la plus abjecte” 60. L’originalità dell’approccio di Houellebecq al motivo decadente del mal di vivere è nel rigore e nella specificità dell’analisi del problema. L’indagine condotta è di tipo sociologico: alla maniera di un Balzac davanti a un mondo senza passioni, egli riconduce il Male contemporaneo allo sconvolgimento di valori, usi e costumi avvenuto negli anni Sessanta e a quella conseguente “maledizione antropologica che è il desiderio”61. Inoltre, accanto all’approccio sociologico, ve ne è uno «entomologico»62 e, allora, Houellebecq mostra gli uomini come fossero i grotteschi esemplari di una specie biologicamente tarata – dal desiderio e dalla morte –, sintomatici di una società malata. Attraverso una sociologia della classe media egli esplora e mette a nudo la realtà sociale, descrivendo un milieu (quello dell’informatica e quello ministeriale in Extension; quello della ricerca e della scuola in Les Particules; quello del turismo, quello “artistico” e dei professionisti in Plateforme; quello dello spettacolo, delle riviste femminili e di una setta in La Possibilité); dei luoghi (Parigi, Rouen, La Roche-sur-Yon; Parigi, l’irlanda; Parigi, la Thailandia, Cuba; Parigi, Madrid, Almeria, Lanzarote); dei modi di vita e di consumo (Les Trois Suisses, il Minitel; il Monoprix, i locali per scambisti, i campeggi naturisti; i quiz televisivi, i saloni per massaggi; la Mercedes, il Lutetia, «Lolita», «20Ans»). In tutti i romanzi l’analisi sociologica completa la descrizione etnografica componendo così dei cupi tableaux de moeurs drammatizzati dall’intersecarsi di humour e pathos 63. Vi sono delle variazioni di luoghi e milieu da romanzo a romanzo, ma il «tipo animale», l’anamnesi e la diagnosi risultano uguali: i personaggi sono tutti dei tipi sociali rappresentativi della loro epoca, depressi dalla solitudine, dall’invecchiamento64 o dalla mancanza d’amore65, demotivati e frustrati dal proprio ambiente lavorativo. Extension inaugura, con una lucida analisi socio-economica (di cui si tratterà nel capitolo seguente), la critica che Houellebecq rivolge contro il mondo contemporaneo ed in particolare contro l’individualismo, nome storico della separazione. I due romanzi più ambiziosi per ciò che riguarda l’analisi sociologica, ma anche l’impresa romanzesca in generale, sono Les particules élémentaires e La possibilité d’une île, nei quali la sociologia del presente abbraccia il passato e si estende fino al futuro. Il progetto sottostante a entrambe è l’identificazione delle categorie del Male e la loro definitiva cancellazione. Il discredito e la progressiva perdita di valori quali la fratellanza, l’amore, la famiglia e la fede, a seguito dei movimenti libertari, hanno portato alla sovranità dell’individualismo, all’affermazione egoista dell’«io» in tutti gli ambiti della sfera umana: “Il est piquant de constater que cette libération sexuelle a parfois été présentée sous la forme d’un rêve communautaire, alors qu’il s’agissait en réalité d’un nouveau palier dans la montée historique de l’individualisme. Comme l’indique le beau mot de «ménage», le couple et la famille représentaient le dernier îlot de communisme primitif au sein de la société libérale. La libération sexuelle eut pour effet la destruction de ces communautés intermédiaires, les dernières à séparer l’individu du marché”66. Gli anni Cinquanta sono descritti come “l’âge d’or du sentiment amourex” poichè la generazione precedente “avait établi un lien d’une force exceptionnelle entre mariage, sexualité et amour” e Chiesa cattolica e Partito comunista combattevano per una “civilisation de la paix, de la fidélité et de l’amour”67. L’età contemporanea, invece, si rivela come l’èra dell’éclatement dei legami interpersonali, del desiderio e della violenza: “Dans leurs rapports mutuels ses contemporains faisaient le plus souvent preuve d’indifférence, voire de cruauté.”; “Mick Jagger était la plus grande star du monde; riche adulé et cynique… S’il était si séduisant c’est qu’il était le mal, qu’il le symbolisait de manière parfaite; et ce que les masses adulent par-dessus tout c’est l’image du mal impuni.”; “La destruction progressive des valeurs morales au cours des années soixante, soixante-dix, quatre-vingt puis quatre-vingt-dix était un processus logique et inéluctable. Après avoir épuisé les jouissances sexuelles, il était normal que les individus libérés des contraintes morales ordinaires se tournent vers les jouissances plus larges de la cruauté... Actionniste viennois, beatniks, hippies et tueurs en série se rejoignent en ce qu’ils étaient des libertaires intégraux, qu’ils prônaient l’affirmation integrale des droits de l’individu face à toutes les normes sociales, à toutes les hypocrisies que constituaient selon eux la morale, le sentiment, la justice et la pitié.”68. I romanzi, insomma, fanno un “bilancio apocalittico della rivoluzione sessuale”69 nel quale l’infelicità umana è la conseguenza storica e logica del liberalismo e dell’individualismo, ma anche la conseguenza esistenziale di un ‘guasto’ biologico: il desiderio. Come dichiara cinicamente Daniel, la felicità non sembra esser cosa umana: “À tout observateur impartial en tout cas il apparaît que l’individu humain ne peut pas être heureux, qu’il n’est en aucune manière conçu pour le bonheur, et que sa seule destinée possible est de propager le malheur autour de lui.”70; o Michel: “Plus tard, en repensant à cette période heureuse avec Valérie, dont je garderais paradoxalement si peu de souvenirs, je me dirais que l’homme n’est décidément pas fait pour le bonheur.”71. Il fine morale dell’ostentazione romanzesca della miseria e dell’abbrutimento è la dimostrazione del ripiegamento contemporaneo su una “volontà dionisiaca di liberazione della bestialità e del male”72; il fine, invece, dell’insinuarsi della compassione e del lirismo nel discorso sulla sofferenza è l’attribuzione di una dignità all’uomo proprio nella sofferenza stessa. La quête romanzesca di Houellebecq sarà proprio una ricerca camusiana della possibilità della felicità, intesa come armonia cosmica, unione, appartenenza; l’utopia dei romanzi e la sua impasse saranno analizzate nel capitolo 3.4.1.. Con Extension Houellebecq inaugura il récit del «tempo del lavoro» dedicandogli gran parte della narrazione. Questo tempo si pone come un vero e proprio «travaglio» diventando una delle cause del male di vivere del protagonista: “la specifité du cauchemar réside dans l’atmosphère de familiarité infantilisante qui caractérise les relations d’employés”; questa atmosfera falsata maschera la gerarchia tra gli impiegati con un’apparenza di rispetto reciproco e calore umano. La successione delle scene ambientate nell’impresa tra incontri, riunioni e stages evidenziano la falsità nei rapporti e sottolineano “cette fiction opprimante et déprimente, cette irréalité écrasante qui transforme en calvaire un simple déplacement professionel”73. Lo stesso si può dire per il laboratorio di ricerca di Michel in Les Particules, la cui atmosfera al pot de départ dell’incipit è segnata da un formalismo da ufficio e da una distanza raggelante: “Quatre bouteilles pour quinze, c’était un peu juste. Tout, d’ailleurs, était un peu juste: les motivations qui les réunissaient étaient superficielles; un mot maladroit, un regard de travers et le groupe risquait de se disperser…Un malaise de plus en plus perceptible se répandit entre les convives.”74. In generale l’aria che si respira sul luogo di lavoro nei romanzi di Houellebecq è resa soffocante dalla routine e dalla presenza fastidiosa dell’«altro»: “L’ambiance au sein de l’unité de recherches qu’il dirigeait était, ni plus ni moins, une ambiance de bureau. Loin d’être les Rimbaud du microscope qu’un public sentimental aime à se représenter, les chercheurs en biologie moléculaire sont les plus souvent d’honnêtes techniciens sans génie”75; “Henry La Brette est mon supérieur hiérarchique direct; nos relations en général sont empreintes d’une sourde hostilité”76. Il Michel di Plateforme, funzionario del Ministero della Cultura, ha vergogna del suo lavoro e lo ritiene inutile: “– Je prépare des dossiers pour le financiament d’expositions, ou parfois des spectacles… de danse contemporaine… – Je me sentais radicalement désesperé, envahi par la honte.”77; mentre Daniel di La possibilité d’une île dichiara di dovere il suo successo alla cattiveria, al politicamente scorretto e alla causticità, e indica nel poter comportarsi “comme un salaud en toute impunité”78 il più grande beneficio del mestiere di comico. Il lavoro è quindi un altro modo dell’alienazione contemporanea, un altro momento di non-aderenza del soggetto a se stesso: “Avant de m’installer dans ce bureau, on m’avait remis un volumineux rapport intitulé «Schéma directeur du plan informatique du ministère de l’Agriculture». Là non plus, je ne vois pas pourquoi. Ce document ne me concernait en rien.”79; “Pourquoi n’avais-je jamais, dans mon travail, manifesté une passion comparable à celle de Marie-Jeanne?” 80. L’uomo di Houellebecq è alienato da se stesso, perché reificato; dal mondo, perché, non comprendendolo e non condividendone i valori, non ne accetta le regole del gioco e lo rifiuta. L’idea di alienazione nella società occidentale contemporanea, diversamente da quella moderna, connessa con l’idea marxista dell’esclusione dai bisogni primari, è legata soprattutto alla capacità, o meno, di conformarsi “to the postmodern lifestyle of dynamic identities and lifestyle consumption”81. Il problema dell’alienazione non è più circoscritto a determinati gruppi sociali di emarginati, come i poveri, i matti o i criminali, esso si è, al contrario, esteso in tutti gli strati sociali dell’Occidente, a tutti coloro che non sanno adeguarsi al flusso vorticoso della moda e dell’attuale. I personaggi di Houellebecq, l’ambiente nel quale si muovono e il mondo in cui vivono ricordano “la società a una dimensione” criticata da Herbert Marcuse82. Per quest’ultimo, la società industriale avanzata è unidimensionale perché privata, su tutti i livelli, di una seconda dimensione antagonista che permetta lo sviluppo del “pensiero critico”, unica risorsa per combattere la schiavitù e l’alienazione. Il benessere, l’informazione, il progresso tecnologico e scientifico sono le nuove forme di controllo sociale, i nuovi strumenti soft di dominio. Prima di Houellebecq, Marcuse aveva già additato la finta libertà, “la non-libertà democratica” delle società liberali, le quali, attraverso la libera scelta, lo sviluppo e l’accettazione di tutte le possibilità, creano dei bisogni non-necessari negli individui e delle forme di pensiero e di comportamento standard, non in conflitto col sistema costituito83. Tutto ciò acceca l’individuo che non riconosce la falsità dei suoi bisogni, la schiavitù, la repressione e l’indottrinamento che la società gli induce. Questo aspetto disciplinante del mondo consumista e mediatico è molto sentito dalla critica sferzata dall’ironia amara di Houellebecq. L’uomo solo, sofferente, apatico, la monade «fantasma» dei romanzi in questione è vittima della contemporanea èra del vuoto. Extension, il destino dell’umanità in Les particules, la fuga dal mondo di Michel e il suicidio di Daniel sono manifestazioni di una depressione, sintomo dell’individualismo contemporaneo84. Com’è ben evidente dalle riflessioni del narratore di Extension in clinica psichiatrica e dalla storia del collasso nervoso di Bruno, Houellebecq affronta il problema da un punto di vista sociale e rifiuta qualsiasi tipo di interpretazione psichica: “Si Maupassant est devenu fou c’est qu’il avait une conscience aiguë de la matière, du néant et de la mort – et qu’il n’avait conscience de rien d’autre. Semblable en cela à nos contemporains, il établissait une séparation absolue entre son existence individuelle et le reste du monde… L’idée me vint peu à peu que tous ces gens – hommes ou femmes – n’étaient pas le moins du monde dérangés; ils manquaient simplement d’amour. Leurs gestes, leurs attitudes, leurs mimiques trahissaient une soif déchirante de contacts physiques et de caresses”85. Come ricorda Éric Fassin nell’articolo Le roman noir de la sexualité française, Alain Ehrenberg, nello stesso periodo della pubblicazione di Les particules (1998), affronta il binomio depressione-società. Egli descrive la depressione come la patologia di una società in cui la norma non è più fondata sulla colpevolezza e la disciplina, ma sulla responsabilità e l’iniziativa; l’uomo perciò si deprime perché non riesce a sopportare il pensiero che tutto gli sia possibile. Questa patologia gli ricorda, però, che non tutto è possibile e la depressione diventa così “il parafuoco dell’uomo senza guida”86 e la sua miseria allo stesso tempo. Come Maupassant, i nuovi depressi di fine secolo sarebbero gli unici ad aver raggiunto la dolorosa verità della separazione assoluta degli esseri tra loro e dal mondo ed a essere pienamente consapevoli dell’inconsistenza della vita mortale. La depressione, sintomo della separazione ontologica che lacera l’uomo, non è pazzia, ma lucidità e capacità critica. Come per tutti i personaggi in Houellebecq, la “souffrance ordinaire” si accompagna alla consapevolezza del vuoto e dell’amarezza a cui si riduce l’esistenza ed alla percezione della vita come lotta, nella quale o si perde o si muore e mai si godrà della vittoria. I quattro romanzi di Houellebecq mostrano come i personaggi raggiungano queste verità e come diventi impossibile vivere: se la felicità e l’apaisement della sofferenza sono solo un’illusione, all’uomo non rimane che l’evidenza della morte e la realtà della sofferenza quotidiana. 3.2. Il liberismo sessuale “Qui donc domine en ce pays sans moeurs, sans croyance, sans aucun sentiment…? L’or et le plaisir.” Honoré de Balzac Houellebecq in Extension afferma che “la sexualité est un système de hiérarchie sociale”87, in Les particules élémentaires constata “une consommation libidinale de masse” e l’estensione progressiva del mercato della seduzione, insomma: l’analisi sociologica si fa analisi economica, nell’èra liberale anche la carica erotica è un capitale: “Décidément, me disais-je, dans nos sociétés, le sexe représente bel et bien un second système de différenciation, tout à fait indépendant de l’argent… Tout comme le libéralisme économique sans frein, et pour des raisons analogues, le libéralisme sexuel produit des phénomènes de paupérisation absolue… En système sexuel parfaitement libéral, certains ont une vie érotique variée et excitante ; d’autres sont réduits à la masturbation et à la solitude… Le libéralisme sexuel, c’est l’extension du domaine de la lutte, son extension à tous les âges de la vie et à toutes les classes de la société”88. La riuscita sociale nella società capitalista non si esaurisce nell’affermazione professionale e nell’accumulo di capitale economico, bensì è completa solo se vi è conferma narcisista. Lo standard americano di aspetto fisico, diffuso dai media, ha portato all’affermazione di ciò che Houellebecq chiama “système-Vénus”, cioè, un sistema basato sulla seduzione e il sesso. Questo sistema di gerarchizzazione è secondo l’autore più brutale rispetto al cosiddetto “Mars”, basato sulla dominazione, i soldi e la paura, perchè più competitivo, spietato ed irreversibile e perciò causa maggiore di frustrazioni. Il problema della società occidentale è di essersi trasformata in una “società di mercato”, uno spazio nel quale tutti i rapporti umani sono dettati da un calcolo numerico basato su “l’attractivité, la nouveauté et le rapport qualité-prix” 89; questa logica della libera scelta, della fluidità consumista vale anche per le relazioni amorose; a causa di ciò personaggi come Tisserand e Bruno sono in partenza fuori gioco e altri come Michel Djerzinski si chiamano fuori gioco volontariamente. L’unidimensionalità della società occidentale, come ha spersonalizzato gli individui attraverso un’etica della mobilità e dell’adattabilità, ha ridotto l’individuo contemporaneo al suo «valore di scambio» attraverso l’impero della flessibilità emozionale e intellettuale, mandato a effetto dalla liberazione sessuale e dalle dottrine New Age. Il sistema capitalista ha portato a stabilire una gerarchia precisa dello status sociale sulla base di due criteri numerici: il reddito annuo e le ore lavorative. Il sistema mediatico di importazione americana ha fissato i parametri per lo scambio sessuale: età – altezza – peso – misure fianchi-vita-seno per le donne; età – altezza – peso – misura del membro in erezione per gli uomini. Questo standard è stato prima sancito dall’industria pornografica e poi popolarizzato dalle riviste femminili90. In La possibilité d’une île questo fenomeno e i suoi effetti regressivi sulla donna sono ben esemplificati dalle digressioni di Isabelle, redattrice capo della rivista «Lolita» : “Ce que nous essayons de créer c’est une humanité factice, frivole, qui ne sera plus jamais accessible ni au sérieux, ni à l’humour, qui vivra jusqu’à sa mort dans une quête de plus en plus désespérée du fun et du sexe; une génération de kids définitifs.”; “Leur recette est très simple: strictement métrosexuel. La remise en forme, les soins de beauté, les tendances”; “De plus en plus les mères tendraient à copier leurs filles. Il y a évidemment un certain ridicule pour une femme de trente ans à acheter un magazine appelé Lolita; mais pas davantage un top moulant, ou un mini-short. Son pari c’était que le sentiment du ridicule, qui avait été si vif chez les femmes, en particuliers chez les femmes françaises, allait peu à peu disparaître au profit de la fascination pure pour une jeunesse sans limites” 91. In Plateforme la sessualità mercificata arriva al suo parossismo col turismo sessuale. Il narratore ipotizza un’economia globale della sessualità partendo dalla constatazione che essa non è equamente distribuita ed arriva a concepire, con Valérie et Jean-Yves, quadri del gruppo Aurora, un piano su larga scala affinchè una sessualità épanouie sia accessibile anche agli «indigenti occidentali», agli uomini “oméga” come Bruno. Attraverso l’esempio di una star, pasticciando i «discorsi contemporanei» e raggiungendo uno tra i migliori effetti tragi-comici, Michel espone la prima riflessione rispetto alla «globalizzazione»: “L’humanité entière tendait instinctivement vers le métissage, l’indifférenciation généralisée; et elle le faisait en tout premier lieu à travers ce moyen élémentaire qu’était la sexualité. Le seul, cependant, à avoir poussé le processus jusqu’à son terme était Michael Jackson: il n’était plus ni noir ni blanc, ni jeune ni vieux; il n’était même plus dans un sens, ni homme ni femme. Personne ne pouvait véritablement imaginer sa vie intime; ayant compris les catégories de l’humanité ordinaire, il s’était ingénié à les dépasser”92. Per continuare: “D’un côté tu as plusieurs centaines des millions d’Occidentaux qui ont tout ce qu’ils veulent, sauf qu’ils n’arrivent plus à trouver de satisfaction sexuelle…et ils en sont malheureux jusqu’à l’os. De l’autre côté tu as plusieurs milliards d’individus qui n’ont rien, qui crèvent de faim, qui meurent jeunes, qui vivent dans des conditions insalubres, et qui n’ont plus rien à vendre que leur corps, et leur sexualité intacte…C’est une situation d’échange idéale…Il n’y a aucun secteur économique qui puisse y être comparé” 93. E se gli Occidentali non riescono più a fare l’amore è perché “il narcisismo, il sentimento d’individualità ed il culto della performance hanno stabilito una distanza invalicabile dall’altro, ponendo il soggetto in uno stato di “mancanza permanente”: “Trop humiliée par son physique, elle refusait de se déshabiller…Plusieurs fois, Bruno essaya de lui enlever son pantalon; elle se recroquevillait, le repoussait sans un mot avec violence.”94. 3.2.1. Sesso e frustrazione “… jusqu’au fond du gouffre de l’absence d’amour… ” Michel Houellebecq La liberazione sessuale, secondo il discorso romanzesco di Houellebecq, ha ridicolizzato l’amore, la fedeltà, la dedizione ed il pudore, che erano l’essenza della femminilità. “Le mariage d’amour” è stato soppiantato da “l’option hédoniste-libidinale d’origine nord-américaine”, “l’anthropologie chrétienne” da quella materialista “beaucoup plus modeste dans ses recommandations éthiques”95, creando un clima generale di tipo «maschile», cioè cinico e violento, depresso e masochista. La distruzione di un approccio femminile della vita è la causa dell’incapacità d’amare dell’umanità contemporanea, considerata da Houellebecq una generazione sacrificata: “Du point de vue amoureux Véronique appartenait, comme nous tous, à une génération sacrifiée. Elle avait certainement été capable d’amour; elle aurait souhaité en être encore capable… mais cela n’était plus possible. Phénomène rare, artificiel et tardif, l’amour ne peut s’épanouir que dans des conditions mentales spéciales, rarement réunies, en tous points opposées à la liberté de moeurs qui caractérise l’époque moderne”96. In Interventions Houellebecq afferma che, nella società occidentale contemporanea, lo scopo principale del rapporto sessuale e della ricerca di esso non è il piacere, ma la gratificazione narcisista, cioè l’omaggio reso da partners desiderabili alla propria eccellenza erotica: l’“ivresse narcissique de la conquête”. Con queste premesse la miseria sessuale descritta nei romanzi diventa un’evidenza. La sessualità, soprattutto nei primi due romanzi, è un succedersi di insuccessi; l’autore insiste proprio sull’umiliazione, sulla vergogna e sulla frustrazione legate al fallimento97. L’estetica di Houellebecq in campo sessuale è quella dello svilimento: l’uomo è sempre mostrato nell’abiezione, prostrato a un desiderio logorante; nelle scènes de cul non c’è idealizzazione erotica, e tanto meno pornografia, ma solo l’evidenza della solitudine, della masturbazione o dell’impotenza, il contrario cioè “d’une glorieuse partie de plaisir” 98: “Son propre sexe était retombé, flasque et ridé, sec; il n’avait pas insisté”; “Mon pénis était chaud, douloureux, gonflé.” 99. Il sesso, nell’universo cupo di Houellebecq, mercificato dai media e ridotto alla categoria beni-di-consumo, non è più un momento privilegiato del piacere, dell’armonia e della comunicazione, bensì una falsa necessità, un desiderio indotto dalla società. Tutto ciò che vi è di spontaneo, istintuale e naturale nella sessualità e di trascendentale nell’orgasmo è messo in pericolo dall’apparenza, dalla competizione e dai clichés di Hollywood, delle riviste femminili e della pornografia. Houellebecq descrive in modo esplicito l’attività sessuale, che sia un rapporto a due o a più persone, una masturbazione o un’erezione mancata, egli mantiene la stessa uniformità di tono di una brochure della Fnac: orgasmi ed eiaculazioni sono resi in tutta la meccanizzazione, la banalizzazione e la reificazione della società del consumo, presentati con la trasparenza e la chiarezza della logica “degli scaffali dell’ipermercato sociale”: “Bruno et Rudi pénétrèrent successivement Hannalore, cependant que celle-ci léchait le sexe de Christiane; puis ils échangèrent les positions des deux femmes. Hannelore effectua ensuite une fellation à Bruno. Elle avait un très beau corps, plantureux mais ferme, visiblement entretenu par la pratique sportive. En outre, elle suçait avec beaucoup de sensibilité; très excité par la situation, Bruno jouit malheureusement un peu vite. Rudi, plus expérimenté, réussit à retenir son éjaculation pendant vingt minutes cependant qu’Hannelore et Christiane le suçaient de concert, entrecroisant amicalement leurs langues sur son gland, Hannelore proposa un verre de kirsch pour conclure la soirée.”100; “Après le bain pris ensemble, je m’allongeai sur le matelas recouvert de mousse; je compris tout de suite que je n’aurais pas à regretter mon choix…Elle vint d’abord très doucement, par petites contractions sur le gland; puis elle descendit de plusieurs centimètres en serrant plus nettement…Elle éclata de rire, contente de son pouvoir, puis continua à descendre, contractant les parois de son vagin par pressions fortes et lentes.”101; “«…Que les hommes aillent une bite ça les femmes le savent, elles ne le savent même que trop, depuis que les hommes sont réduits au statut d’objet sexuel elles sont littéralement obsédées par leurs bites; mais lorsqu’elles font l’amour elles oublient, neuf fois sur dix, que les couilles sont une zone sensible. Que ce soit pour une masturbation, une pénétration ou une pipe, il faut, de temps en temps, poser sa main sur les couilles de l’homme, soit pour une effleurement, une caresse, soit pour une pression plus forte, tu t’en rends compte suivant qu’elles sont plus ou moins dures. Voilà, c’est tout.»; “«Open the door…» dit-elle en frottant distraitement ses fesses contre ma bite. J’obéis, mais à peine dans l’entrée je me collai de nouveau contre elle; elle s’agenouilla sur un petit tapis à proximité, posant ses mains sur le sol. J’ouvris ma braguette et la pénétrai, mais malheureusement le trajet en voiture m’avait tellement excité que je jouis presque tout de suite.”102. La mise à plat della narrazione durante le scene di sesso (meccanico) non è indice di una standardizzazione di “scène de cul” creata ad arte – “postmoderna” – per lettori onanisti, come sostiene Franc Schuerewegen; bensì uno sguardo clinico sul malandato sesso contemporaneo «retoricizzato» dallo standard mediatico e funzionalizzato dalla logica post-industriale103. Il momento finale del godimento non ha il fine di “combler une attente, c’est-à-dire d’exciter les appetits sexuels du lecteur masculin”104, dato che Houellebecq non è un Emmanuelle Arsan, cioè un cliché letterario di “conformismo pornografico”, come sostiene Schuerewegen. L’intenzione dietro le scene di sesso in Houellebecq è critica: il loro fine è la dimostrazione oggettiva dello svilimento dell’orgasmo, abbassato al rango di bene consumabile come una «bella Heineken ghiacciata»: “Il ne s’était pas masturbé depuis dimanche; c’était probablement une erreur. Dernier mythe de L’Occident, le sexe était une chose à faire; une chose possible, une chose à faire.”105. L’insistenza, la ripetizione ossessiva degli atti sessuali ha come scopo di smascherare la falsità del mito occidentale del Grande Orgasmo106 puntando il dito contro i fantasmi della meccanicità, dell’umiliazione, della masturbazione e dell’impotenza: “Lieu privilégié de liberté sexuelle et d’expression du désir, le Lieu du Changement devait naturellement, plus que tout autre, devenir un lieu de dépression et d’amertume. Adieu les membres humains s’entrelaçant dans la clairière, sous la pleine lune! Adieu les célébrations quasi dionysiaques des corps recouverts d’huile, sous le soleil de midi! Ainsi radotaient les quadragénaires, observant leurs bites flapies et leurs bourrelets adipeux.”107. “c’était dans le cas où ma bite allait mal, me paraissait ressembler à un petit appendice exigeant, inutile, qui sentait le fromage”108; “À mes côtés, Tisserand tremblait sans arrêt; j’avais l’impression de sentir le sperme pourri qui remontait dans son sexe”109; “Il finissait par céder, sortait son sexe. Elle le suçait rapidement, un peu trop fort; il éjaculait dans sa bouche.”110. L’ossessione della sessualità e la masturbazione diventano le conseguenze logiche del materialismo e dell’individualismo. L’oggettività e l’insistenza con le quali è descritta la sessualità sono una denuncia violenta della decadenza provocata dal consumismo e dall’individualismo: “Il ôta rapidement son tee-shirt, s’en recouvrit les flancs, bascula sur le côté et sortit son sexe. Avec un ensemble parfait, les minettes roulèrent leurs maillots vers le bas pour se faire bronzer les seins. Avant même d’avoir eu le temps de se toucher, Bruno déchargea violemment dans son tee-shirt. Il laissa échapper un gémissement, s’abattit sur le sable. C’était fait.”; “Bruno posa le sac plastique, sortit son sexe et recommença à se masturber. Il éjacula très vite, au moment où la femme pénétrait dans l’eau chaude.”111. Di nuovo Marcuse prima di Houellebecq aveva notato come l’introduzione della tecnologia e della meccanizzazione della società snaturi l’erotismo, privandolo dell’energia liberatoria della libido112. Se le componenti libidinali sono estese all’ambito merce-produzione-scambio, il potere anti-repressivo dell’erotismo è annullato dal suo inserimento nella logica «liberal-disciplinante» delle democrazie occidentali. In Houellebecq, la causa prima nelle analisi di costume è indicata nella liberazione sessuale e nello sconvolgimento dei valori tradizionali a essa seguito. L’esito ultimo di questa rivoluzione morale, sociale ed economica sono le relazioni disastrose e impossibili dell’uomo houellebecquiano. L’autore interpreta la sessualità come una nuova forma di alienazione, in quanto nella società edonistica la sessualità è vissuta come una necessità113. L’uomo sessualmente frustrato è l’uomo solo a cui manca l’amore di una donna, al «margine sociale della socialità»: “La première fois il ressentit une sensation de froid, de gel insidieux; quelques heures après avoir terminé Le Procès il se sentait encore engourdi, cotonneux. Il sut immédiatement que cet univers ralenti, marqué par la honte, où les êtres se croisent dans un vide sidéral, sans qu’aucun rapport entre eux n’apparaisse jamais possible, correspondait exactement à son univers mental. L’univers était lent et froid. Il y avait cependant une chose chaude, que les femmes avaient entre les jambes; mais cette chose, il n’y avait pas accès.”114; “C’est foutu depuis longtemps, depuis l’origine. Tu ne représenteras jamais, Raphaël, un rêve érotique de jeune fille… Tu resteras toujours orphelin de ces amours adolescentes que tu n’as pas connues. En toi, la blessure est déjà douloureuse; elle le deviendra de plus en plus. Une amertume atroce, sans rémission, finira par emplir ton coeur”115; “De temps en temps son regard se met à flotter sur moi, derrière ses lunettes. Il donne l’impression d’être ensorcelé. Je connais cela: j’ai ressenti la même il y deux ans, juste après ma séparation d’avec Véronique. Vous avez l’impression que vous pouvez vous rouler par terre, vous taillader les veines à coups de rasoir ou vous masturber dans le métro, personne n’y prêtera attention; personne ne fera un geste. Comme si vous étiez protégé du monde par une pellicule transparente, inviolable, parfaite. D’ailleurs Tisserand me l’a dit l’autre jour (il avait bu): «J’ai l’impression d’être une cuisse de poulet sous cellophane dans un rayon de supermarché.».”116. L’assenza d’amore o l’incapacità d’amare creano i fantasmi del desiderio, non la realtà del piacere. In Extension, il narratore non è così propenso alla masturbazione quanto Bruno, nei momenti di frustrazione sessuale, egli vomita. Durante le festa nell’incipit del romanzo, festa dello spogliarello inaperçu, segno dell’assenza di società secondo Prodiguis117, il narratore ubriaco si addormenta e sogna una collega attraente: “En me réveillant, je me suis rendu compte que j’avais vomi sur la moquette.”; in discoteca con Tisserand: “Je commençais à avoir envie de vomir, et je bandais; ça n’allait plus du tout. J’ai dit: «Excuse-moi un instant…» et j’ai traversé la discothèque en direction des toilettes. Une fois enfermé j’ai mis deux doigts dans ma gorge, mais la quantité des vomissures s’est avérée faible et décevante. Puis je me suis masturbé, avec un meilleur succès: au début je pensais un peu à Véronique, bien sûr, mais je me suis concentré sur les vagins en général, et ça s’est calmé. L’éjaculation survint au bout de deux minutes; elle m’apporta confiance et certitude.” 118. Il vomissement è il simbolo del dolore anche fisico che la frustrazione sessuale provoca all’uomo contemporaneo, Houellebecq in Les particules precisa: “La frustration sexuelle crée chez l’homme une angoisse qui se manifeste par une crispation violente, localisée au niveau de l’estomac; le sperme semble remonter vers le bas-ventre, lancer des tentacules en direction de la poitrine. L’organe lui-même est douloureux, chaud en permanence, légèrement suintant.”119. Difficile immaginare qualcosa di meno erotico, pornografico od esibizionista della scrittura del sesso in Houellebecq; difficile soprattutto accettare che qualcuno scriva di questa miseria e di questo squallore con tanta nonchalance. 3.3. Il sentimento della fine “Allongé sur son matelas Bultex, il s’exerçait sans succès à l’impermanence” Michel Houellebecq Nei capitoli precedenti sono state commiserate le spoglie della personalità, della socialità e della sessualità; in questo si evincerà tutto il senso, la pregnanza di significato e l’ineluttabilità della fine di un capitolo sbagliato nella storia dell’essere umano. Un periodo buio per l’umanità, nel quale l’assenza di luce trascendentale non promette riscatto dalla pulsionalità e dalla trivialità. Philippe Muray, in un articolo pubblicato in «L’atelier du roman», ha definito l’atmosfera di Les particules élémentaires, parafrasando il romanzo stesso, come l’atmosfera del en tout en apercevoir la fin. Questa definizione di sentimento della fine, di coscienza dell’impermanenza, può essere utilizzata per riassumere tutta l’opera romanzesca di Houellebecq. In effetti, vi è una vera e propria hantise della fine nelle atmosfere evocate e in tutti i protagonisti; tutto sembra sospeso, in bilico tra due ère, in attesa della caduta finale nell’abisso. L’opera romanzesca di Houellebecq si presenta come un’insistente denuncia di un’epoca che non vuole prender coscienza di ciò che distingue l’uomo dall’animale: la coscienza della morte120. È un’epoca che rifiuta l’uomo per quello che è e che dissolve “le sentiment tragique de la mort dans la sensation plus générale et plus flasque du vieillissement”121. Djerzinski e Annabelle diventano il simbolo della lucidità e del disincanto di un’opera che parla dell’uomo e della sua corsa scelleratamente euforica verso la catastrofe122: “Ils étaient tristes, parfois, mais surtout ils étaient graves. Ils savaient l’un comme l’autre qu’ils vivaient leur dernière véritable relation humaine, et cette sensation donnait quelque chose de déchirant à chacune de leurs minutes. Ils éprouvaient l’un pour l’autre un grand respect et une immense pitié. Certains jours pourtant, pris dans la grâce d’une magie imprévue, ils traversaient des moments d’air frais, de grand soleil tonique, mais le plus souvent ils sentaient qu’une ombre grise s’étendait en eux, sur la terre qui les portait, et en tout ils apercevaient la fin”123. Houellebecq svela la morte imminente che si nasconde dietro ogni cosa, ogni sentimento ed ogni corpo. Racconta l’usura del tempo e, come Michel Djerzinski nel suo romanzo, “il ne pouvait pas supporter la dégradation naturelle des objets, leur bris, leur usure”. La nozione della morte fisica e spirituale è insopportabile all’uomo houellebecquiano. Per spiegare questa coscienza tragica che è all’interno dei romanzi di Houellebecq – tragica perché vive nelle contraddizione della vita e dell’abisso, dilaniato tra l’aspirazione ad un eternità impossibile e il suo stato mortale –, Muray usa la figura del corto-circuito: la cosa e la sua propria morte coesistono come in un corto-circuito. Ed è proprio in questo corto-circuito, a livello storico, che si situa l’universo diegetico di Michel Houellebecq: “Pour l’Occidental contemporain, même lorsqu’il est bien portant, la pensée de la mort constitue une sorte de bruit de fond qui vient emplir son cerveau dès que les projets et les désirs s’estompent. L’âge venant, la présence de ce bruit se fait de plus en plus envahissante, on peut le comparer à un ronflement sourd, parfois accompagné d’un grincement. À d’autres époques, le bruit de fond était constitué par l’attente du royaume du Seigneur; aujourd’hui, il est constitué par l’attente de la mort.”124. Com’è stato visto nel capitolo 3.1, la dissoluzione dei legami sociali tradizionali, la fede, la famiglia e la coppia si pone come un punto di non ritorno per la coscienza tragica: il senso della separazione arriva al suo parossismo in un’epoca storica che vede dissolversi il senso della comunità e dell’universo dietro l’individualismo narcisista e il materialismo imperante. Sono proprio la consapevolezza e la tensione metafisica del sentire la separazione che permetteno all’uomo houellebecquiano di percepire la fine di tutto. Il clima di catastrofe e apocalisse è un’evidenza in Les particules e in La possibilité; esse infatti altro non sono che due récits sulla fine del mondo. Nel prologo di Les particules élémentaires leggiamo: “Cette troisième mutation métaphysique qui devait ouvrir une période nouvelle dans l’histoire du monde… Aujourd’hui / Pour la première fois / Nous pouvons retracer la fin de l’ancien règne”; nell’epilogo: “Leur extinction semble à présent inéluctable”, “Cette espèce qui sut envisager la possibilité de son propre dépassement; et qui sut mettre ce dépassement en pratique”, “Ses derniers représentants vont s’éteindre”; Les particules élémentaires, come libro nella diegesi, si pone come l’ultimo omaggio della nuova specie di cloni all’uomo. Nella prefazione autoriale di La possibilité d’une île leggiamo: “Je suis dans une cabine téléphonique, après la fin du monde”; più oltre nel libro: “Je ne ferais d’ailleurs qu’accélérer, en la conceptualisant, une évolution historique inéluctable…Alors disparaîtrait l’espèce, sous sa forme actuelle; alors apparaîtrait quelque chose de différent”. Anche in Interventions tornano, dolorosamente, le immagini della fine e del ritorno al nulla: “J’ai pensé à la course des planètes après la fin de toute vie, dans un univers de plus en plus froid, marqué par l’extinction progressive des étoiles; et les mots de «chaleur humaine» m’ont presque fait pleurer”125; tutta l’opera dello scrittore è pervasa da un’intangibile e fredda luce apocalittica, nella quale tutti i personaggi sono posseduti da un’irrefrenabile accelerazione verso la catastrofe, in una volontà di annientamento della sofferenza. Questa sofferenza in Houellebecq ha le sembianze del desiderio, e, infatti, sia Les particules élémentaires che La possibilité d’une île mettono fine alla “comédie de l’amour physique”126, raccontando il parossismo del desiderio e la sua fine. Marek Bieńczyk ha parlato di “apocalisse del desiderio”127: un’apocalisse al contrario che consiste in un graduale riflusso, in una sparizione, in un’autolimitazione del desiderio. Le masturbazioni meccaniche e metodiche, affrontate nel capitolo precedente, mimano la stagnazione del desiderio e rappresentano la tappa intermedia tra un desiderio ancora performante e la sua eclissi totale128. Personaggio emblematico del parossismo del desiderio e della pulsione di morte che caratterizzano le parole, i gesti, le azioni dei personaggi in Houellebecq, è Daniel. La sua vita, come ammette egli stesso, ricordando i versi baudelairiani di La Mort des pauvres, è stata un’inesorabile accelerazione verso la morte129. Questa accelerazione giunge alla sua ultima corsa all’arrivo del desiderio inappagato: “Le départ d’Esther n’avait pas été une transition douloureuse, mais une fin absolue” 130; in Daniel vi è l’assillo di un desiderio che si riconosce come mortifero, ed è questo che fa la particolarità di questa figura: “Elle avait été mon bonheur, mais elle avait été aussi, et comme je le pressentais dès le début, ma mort; cette prémonition ne m’avait du reste nullement fait hésiter, tant il est vrai qu’on doit rencontrer sa propre mort, la voir au moins une fois en face, que chacun d’entre nous, au fond de lui-même, le sait, et qu’il est à tout prendre préférable que cette mort, plutôt que celui, habituel, de l’ennui et de l’usure, ait par extraordinaire le visage du plaisir” 131. Questo concetto, così pavesiano, così «thomasmanniano», di unione paradossale tra morte, amore e piacere segna la distanza tra la coscienza tragica di Daniel e le altre figure houellebecquiane. Daniel sa che il suo amore con Esther è imperfetto, ma vi è comunque una ricerca spasmodica del desiderio perché Daniel è attratto dall’abisso. Christiane non è consapevole che la sua frenesia sessuale è in verità una corsa verso la morte; ella, ingenuamente, ritiene il desiderio vitale, positivo. Michel Djerzinski è, sì, consapevole dell’imminente rovina, e come Daniel la solleciterà, ma non è attraversato da nessuna passione, non prova dolore alcuno mentre recita l’atto di morte dell’uomo. Djerzinski non è umano, è colui che ha saputo superare l’uomo; è pura intellettualità. Daniel è, invece, profondamente umano, e, quindi, profondamente tragico. Il presagio di morte è iscritto non solo nella solitudine della vita e nella perdita di fede dell’uomo o come direbbe Houellebecq, “nell’universo mentale della separazione”, ma è anche iscritto nella carne stessa dell’uomo, nei suoi organi, nella deteriorabilità delle sue cellule. La scrittura del corpo nei romanzi studiati è una scrittura autoptica, oggettiva, vera e, perciò, crudele. Il corpo è il fragile rifugio della vita inconsistente dell’uomo, descritto, la maggior parte delle volte, nella sua precarietà, sempre in bilico tra la vita e la morte, tra la pienezza e la mutilazione, tra il piacere e il dolore. In queste autopsie Houellebecq sembra ricordare la lezione di Lovecraft: le sue descrizioni di un corpo che decade o del corpo mutilato mirano al “terrore oggettivo”. L’organismo umano è inoltre la macabra culla di malattie e di sofferenze fisiche e mentali: “La balle fera exploser mes chairs, mes souffrances physiques seront considérables; au bout du compte mon visage sera mutilé; peut-être l’oeil explosera-t-il aussi, auquel cas je serai mutilé et borgne; dorénavant, j’inspirérai de la répugnance aux autres hommes”132; “Pourtant à l’intérieur de son corps les cellules se mettaient à proliférer n’importe comment, à detruire le code génétique des cellules avoisinantes, à sécreter des toxines”133. Inoltre, il corpo che invecchia non è una categoria ammissibile nel pensiero narcisista e consumista. I corpi appassiti di Bruno, Christiane, Daniel e Isabelle non sono accettabili dalla società del consumo governata da quella perversione del vitalismo e del materialismo, che è il giovanilismo134. Questo relega nel vuoto dell’«inconsumabile» i calvi, i panciuti, gli organi sessuali molli e pendenti, i fianchi adiposi: i vecchi135. Questa mise à côté è un’ulteriore esasperazione della sofferenza: “Plus je vieillis plus je deviens angoissé et sensible, plus les signes de rejet et de mépris me font souffrir.”136; “Il subsiste sans doute chez certains un noyau non avili, un noyau d’être, mais que pèse ce résidu, face à l’usure générale du corps?” Il suicidio, la corsa verso la morte appaiono allora perfettamente razionali in un mondo nel quale il valore umano si misura sul corpo e l’apparenza fisica137. I romanzi di Houellebecq, oltre a perpetrare la denuncia contro la nostra epoca, lanciano anche un appello in favore di “une mutation qui restaurerait de manière crédible le sens de la collectivité, de la permanence et du sacré” 138. Il destino tragico che si delinea da questo universo induce a pensare il cambiamento, induce a prendere coscienza che si ha bisogno del cambiamento. Il sentimento della fine, della catastrofe imminente possiede un côté «positivo», l’umanità non può continuare a vivere in assenza di valori morali, disgiunta dal proprio spirito: “Il ne demandait plus rien, il ne cherchait plus rien, il n’était plus nulle part; lentement et par degrés son ésprit montait vers le royaume du non-être, vers la pure extase de la non-présence au monde. Pour la première fois depuis l’âge de treize ans, Bruno se sentit presque heureux.”139. Questa sete di annientamento nel non-essere, in un innalzamento a pura spiritualità, sarà analizzata nel capitolo seguente. 3.4. Separazione e fusione “Il mondo della vita divina è un mondo di perfezione androgina” Élémire Zolla In Approches du désarroi, in particolare in Le monde comme supermarché et dérision 140, Houellebecq situa l’irruzione del tragico nella vita dell’uomo contemporaneo nel momento di quella “brutale inversione psicologica” nella quale lo humour non riesce più ad essere percepito come divertente141. Il malessere, l’inquietudine e lo smarrimento prodotti dall’inversione psicologica traducono “la comparsa nell’individuo di un irriducibile desiderio di eternità”. È questa “nostalgia di essere” che avvolge di quell’aura dolorosa i romanzi di Houellebecq e che ne fa il loro valore. Da questo capitolo si evincerà come l’analisi sociologica sia secondaria, sia solo un medium per lo svolgersi romanzesco della visione del mondo di Houellebecq e come il nucleo centrale della sua Weltanschaung sia più il suo ressort esistenziale e spirituale che quello socio-teorico. La religione nel passato, attraverso i riti, le regole, le cerimonie, garantiva unità ed un universo di valori alla comunità. Nel momento in cui non si crede più alla vita eterna, in seguito all’egemonia della certezza razionale, non vi è più religione possibile e, di conseguenza, società142. Vediamo come Houellebecq affronta questa impasse tragica e come affronta il problema dell’atomizzazione della comunità senza valori trascendentali. 3.4.1. La donna e l’amore “Non, décidément, je ne m’exagérais l’importance de la femme. Et puis, l’accouplement…l’évidence géométrique.” Michel Houellebecq Nel discorso negativo che Houellebecq sviluppa lungo il suo percorso romanzesco, bagliori di speranza, momenti di soulagement affettivo, fisico ed esistenziale vengono a capovolgere, in improvvisi momenti di radioso apaisement, una visione del mondo inscritta nella sofferenza. Nei nostri tempi “malheureux et troublés” da cui sono scomparsi i sentimenti “d’amour, de tendresse et de fraternité humaine”143, a volte, un miracolo è ancora possibile: “Au milieu de la grande barbarie naturelle, les êtres humains ont parfois (rarement) pu créer de petites places irradiées par l’amour. De petits espaces clos, réservés, où régnaient l’intersubjectivité et l’amour” 144. L’amore – in tutte le sue forme – è il grande assente e il grande agognato nella vita dell’umanità descritta da Houellebecq. Secondo quest’ultimo il mistero dell’armonia cosmica è custodito dalla donna, nella sua essenza femminina, fisica e psichica. La donna, a differenza dell’uomo, per natura egoista, competitivo e violento, può ancora essere capace d’amore, di compassione e di dedizione: “Elle (Valérie) faisait partie de ces êtres qui sont capables de dédier leur vie au bonheur de quelqu’un, d’en faire très directement leur but. Ce phénomène est un mystère. En lui résident le bonheur, la simplicité et la joie ; mais je ne sais toujours pas comment, ni pourquoi, il peut se produire”145; “Des êtres humains qui travaillent toute leur vie, et qui travaillent dur, uniquement par dévouement et par amour; qui donnaient littéralement leur vie aux autres dans un esprit de dévouement et d’amour; qui n’avaient cependant nullement l’impression de se sacrifier; qui n’envisageaient en réalité d’autre manière de vivre que de donner leur vie aux autres dans un esprit de dévouement et d’amour. En pratique, ces êtres humains étaient généralement des femmes.”; “Cependant il savait également, malgré le sang et la souffrance, qu’Annabelle resterait à ses côtés, et l’envelopperait éternellement de son amour”146. Il sentimento amoroso dà l’euforia della potenzialità; il senso di paralisi e di impossibilità abbandona, per qualche tempo, gli sfortunati eroi houellebecquiani. Ciò che rende la vita più sopportabile è l’instaurarsi di un legame autentico, vissuto come la salubre via di fuga da una realtà ostil |