From: "houelle" <houelle@magic.fr>
Subject: Fw: Articolo di domenica
Date: Tue, 23 Apr 2002 17:55:50 +0200
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----- Message d'origine -----
De : <masbedo@virgilio.it>
À : "houelle" <houelle@magic.fr>
Envoyé : mardi 23 avril 2002 13:57
Objet : Articolo di domenica


Ciao Michelle,
Ho fatto un copia e incolla dell'articolo che ho trovato sul www.corriere.it
è questo qui di sotto.
Un abbraccio e a presto
Nicolò


«Questo è un Paese dove è impossibile vivere sicuri»



 La provocazione dello scrittore Houellebecq: «Sono stufo di questa sinistra
afflitta dai complessi, ipocrita e razzista». Non metto in dubbio il gusto
di Jospin per l' «ordine repubblicano», ma lo credo incapace di domare i
selvaggi di periferia. Votare l' attuale presidente non è neanche votare,
ma il primo ministro è incapace di mettere in opera una politica d'
immigrazione
pragmatica
 Houellebecq Michel


Sono cittadino francese, cittadino europeo o cittadino del mondo? La terza
soluzione, a lungo termine, è probabilmente la migliore; ma la politica
non è un' arte di lungo termine, e non deve diventarlo. Nel momento storico
in cui viviamo, propenderei per la seconda soluzione: quella europea. La
Francia è un' entità che ha smesso di funzionare verso il 1918, di fronte
all' orrore della carneficina: nessuna entità politica, in nessun' epoca,
ha il diritto di chiedere ai propri cittadini un simile sacrificio. Così,
penso che sarei stato favorevole agli accordi di Monaco nel 1938,
collaborazionista
e pétainista qualche anno dopo. Non sarei stato un pétainista entusiasta,
erano pochissimi i pétainisti entusiasti; ma è certo che nessuno aveva più
voglia di battersi. Scrivo queste righe dalla Germania. Amo questo Paese,
lo sento vicino; so che Jean-Pierre Chevènement, candidato all' Eliseo,
ha fama d' essere anti-tedesco. Finora, non ho esposto alcuna delle ragioni
che mi spingono a votare pe r lui. Certo, potrei addurre la rabbia,
stabilire
la nullità dei suoi principali avversari (il pretesto, sebbene
insufficiente,
è reale). Credo inutile attardarsi su Chirac: evidentemente, è pronto a
dire o a fare più o meno qualsiasi cosa pur di res tare al potere. E' una
specie di Mitterrand, in formato più grande e più stupido. Votare Chirac
non è neanche votare. Il caso di Jospin è più triste. Non metto in dubbio
il gusto di quest' uomo per «l' ordine repubblicano», ma lo credo incapace
di do mare i sauvageons, i selvaggi di periferia, prigioniero com' è della
sua alleanza con i Verdi e, più generalmente, dell' appoggio di quella che
viene chiamata la «sinistra morale» (quale morale? quale sinistra?). Questo
mi sembra sufficiente per squa lificarlo; perché mai pagare le tasse se
è impossibile vivere sicuri all' interno del territorio che il governo
controlla?
E' così che subito si rompe il patto sociale. Per le stesse ragioni legate
all' esistenza della «sinistra morale», credo Jospin incapace di mettere
in opera una politica d' immigrazione pragmatica, cioè che tenga conto della
situazione demografica del Paese e delle sue evoluzioni. Invece, lo ritengo
perfettamente capace di avviare misure liberticide, a condizione che la
«sin istra morale» non abbia nulla da obiettare. Nel 1992, il trattato di
Maastricht fu un errore; si sarebbe dovuto rinegoziare, in un senso meno
liberale; Chevènement, allora, invitò a votare per il no. Passiamo ad altro.
Per quanto gli Stati Uniti sian o un Paese insopportabile da tutti i punti
di vista, la guerra che conducono contro Bin Laden è la nostra guerra. E
qualche mese fa Chevènement ha sostenuto l' impegno della Francia al fianco
degli Stati Uniti. La guerra del Golfo, invece, comunque l a si osservi,
non ci riguardava per nulla (certo, era in gioco il petrolio. Se avessimo
ascoltato meno gli ecologi e dato la priorità al nucleare, non saremmo a
questo punto) e l' impegno della Francia accanto agli Stati Uniti fu
comunque
un errore. Allora, Chevènement si dimise da ministro della Difesa per
protesta.
Lo sporco piccolo segreto della «sinistra morale» francese è di essere
affascinata
dall' America, perché in fondo è affascinata dalla forza e dai soldi. Così,
va a trastullarsi a Po rto Alegre, o a deporre suppliche commoventi sulla
scrivania del presidente Bush affinché accordi la grazia a qualche
assassino.
Ma l' idea che la potenza e la forza possano smettere d' essere americane
(che per esempio diventino europee o asiatiche) non la sfiora neanche per
un attimo. Se qualcosa come una «terza via» europea deve venir fuori, non
bisognerà contare su quella gente per inventarla. Per riuscire a capire
un' entità tortuosa, ipocrita e perversa come la «sinistra morale», è bene
fa re una digressione su quel semplice tema che è il razzismo. Infatti,
non c' è nulla di più facile da combattere del razzismo. Basta aver messo
qualche volta il naso fuori casa per rendersi conto che le differenze
individuali
all' interno di una razza sono assai più importanti delle differenze
razziali.
Malgrado l' estrema facilità della lotta anti-razzista, malgrado i tanti
intellettuali mobilitati a questo scopo, il fallimento, da una ventina d'
anni, è totale. Tale fallimento può sorprendere, finché non si realizza
(a me ci sono voluti anni) che il vero fine non è di «lottare contro il
razzismo», ma di creare un razzismo di tipo nuovo. E' triste da dire,
difficile
da credere, ma è vero: a partire da una «identità negra» ampiamente fantast
icata, la «sinistra morale» tenta in realtà di creare in Europa un razzismo
anti-bianchi; ed essendo questo razzismo poco giustificato come quello
contrario,
risulta difficile mobilitare le popolazioni. Per analogia, questo ci
permette
di capire l' a tteggiamento della «sinistra morale» francese verso gli Stati
Uniti. Così come pratica una discriminazione positiva nei confronti della
razza nera, essa pratica fin dalla sua origine una discriminazione positiva
nei confronti della cultura americana. Il nemico ideale, la sintesi di tutte
le abiezioni è il franchouillard: il francese grasso, stupido, brutto,
popolare,
razzista, volgare, incapace d' imparare l' inglese e che vota generalmente
per Le Pen. Poco importa se questo tipo di personaggio non esiste quasi
più e che sia sempre più chiaramente sostituito da un europeo: finché
esisterà,
anche la «sinistra morale» potrà continuare ad esistere. Si tratta
semplicemente
di questo? Del desiderio d' esistere anche quando non si ha più nulla da
dire? Sì, c' è un patetico desiderio d' esistenza residuale, ma c' è anche,
più profondo, un autentico desiderio di scomparire, e tutto questo è già
presente in Sartre. Che Sartre sia stato animato, a titolo personale, da
un' intensa smania di scomp arire, lo si può capire, ed eventualmente
compatire;
ma in una discussione razionale questo non dovrebbe costituire un argomento.
L' auspicio segreto della «sinistra morale» presto si realizzerà:
confrontata
a un orizzonte europeo più ampio, essa spa rirà veramente. E con lei
spariranno
il suo masochismo puerile, la sua colpevolezza truccata, il suo eterno
complesso
del borghese originale alla ricerca di un proletario introvabile. Ancora,
la sua ipocrisia, la sua giudeo-fobia larvata, la sua incr edibile
condiscendenza
nei confronti dei criminali palestinesi, la sua balorda ammirazione per
terroristi e assassini; e la sua stupida attrazione per il male; in una
parola, il suo insopportabile tanfo cristiano. Abbiamo appena cambiato
secolo,
stia mo diventando europei e la «sinistra morale» francese sarà presto
soltanto
un ricordo. Michel Houellebecq / Amh (traduzione di Daniela Maggioni) L'
INTERVENTO di MICHEL HOUELLEBECQ Michel Houellebecq, 44 anni (nelle due
foto), è uno dei più controver si autori francesi contemporanei. Fin dal
suo primo romanzo di successo («Le particelle elementari», storia di uno
scienziato che sogna di clonare l' uomo), Houellebecq ha diviso la critica
e il pubblico per il suo gusto per la provocazione e il poli ticamente
scorretto.
Il suo ultimo libro («Piattaforma», romanzo-verità sul turismo sessuale)
ha suscitato l' ira dei musulmani francesi per le invettive contro l' Islam
in esso contenute. Una sua intervista al settimanale «Lire» (in cui l' Islam
ven iva definito la religione «più cretina e più pericolosa» del mondo),
gli è costata una causa (che si aprirà a settembre) per incitazione all'
odio religioso e razziale.








